Breve analisi dell’Accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Regno Unito 

A due mesi dall’uscita del Regno Unito dal Mercato unico ci ritroviamo (fortunatamente) con un accordo firmato inextremis alla vigilia di Natale che oggi analizzeremo nei suoi diversi campi di applicazione. 

Bisogna considerare innanzitutto che l’Accordo è formato da tre pilastri: il primo sul commercio, connettività e sostenibilità; il secondo sulla sicurezza dei cittadini; il terzo sulla governance delle future relazioni tra le Parti.

Viene creata un’area di libero scambio, ovvero zero dazi e nessuna limitazione quantitativa all’importazione, per i tutti i beni prodotti all’interno dei paesi parte dell’Accordo, da dimostrare con apposita certificazione, che allontana così lo spettro dell’eventuale ritorno alle regole dell’OMC, secondo le quali alcuni prodotti, come carne e latticini, avrebbero visto dazi del 40%. Viene garantito il tanto dibattuto level playing field, cioè la parità di condizioni tra imprese esportatrici e concorrenti, riguardo al regime di aiuti di Stato e in merito alla risoluzione delle controversie. La parità di condizioni è, inoltre, rafforzata tramite l’impegno a rispettare alti standard in materia di protezione dei diritti dei lavoratori, rispetto dell’ambiente, la lotta al cambiamento climatico e sulla trasparenza della tassazione. Sebbene sia stato raggiunto un accordo sul riconoscimento della figura degli Authorised Economic Operators, il commercio verrà comunque rallentato da controlli doganali e la libertà di movimento delle persone sarà ostacolata dalla necessità di avere il passaporto e diversi requisiti per poter lavorare regolarmente, complicata ulteriormente dalla decadenza del mutuo riconoscimento automatico delle qualifiche professionali.

Oltre a numerose disposizioni sul trasporto navale, aereo e stradale, nettamente ridimensionati rispetto alla condizione di Stato membro dell’Ue, l’Accordo prevede una forte cooperazione nel settore energetico e nella lotta al cambiamento climatico a un punto tale che il mancato rispetto degli impegni presi a Parigi nel 2015 legittimerebbe l’altra parte a sospendere l’Accordo commerciale. Uno tra i temi che tenevano in stallo il negoziato era quello della pesca, risolto con la previsione di un periodo transitorio di 5 anni che replica la situazione pre Brexit e a partire dal 2025 la quota di mare disponibile diminuirà gradualmente.

In materia di sicurezza dei cittadini, l’Eurojust e l’Europol vengono autorizzate a coordinarsi con le autorità britanniche, con un focus mirato soprattutto alla lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Tuttavia, l’accesso del Regno Unito alle banche dati europee (di fondamentale importanza nella lotta al crimine cyber e internazionale) sarà limitato alle aree del trasporto aereo di passeggeri, dei precedenti penali, delle impronte digitali, del DNA e delle immatricolazioni dei veicoli.

Per quanto riguarda la governance delle relazioni future, viene istituito il Partnership Council con il ruolo di sorvegliare sulla corretta applicazione delle norme del trattato e dotato del potere di prendere decisioni vincolanti previo consenso delle parti su qualsiasi questione inerente all’accordo. Nel caso in cui le parti non riuscissero a risolvere direttamente eventuali controversie, è prevista l’istituzione di un tribunale arbitrale ad hoc con il potere di adottare decisioni vincolanti. Per di più, a seguito di violazioni delle disposizioni del trattato, le Parti si riservano il diritto di sospendere o vincolare l’accesso al mercato, potendo reintrodurre quote all’importazione o dazi nei settori colpiti. 

Alcuni funzionari europei hanno già comunicato l’intenzione di continuare il dialogo per futuri negoziati sui campi esclusi dall’accordo recente, come il settore dei servizi finanziari: ricordiamoci l’importanza della City, unitamente a quello dell’intelligence e della difesa, sebbene siano stati di fatto accantonati per il breve periodo.

Tra i grandi esclusi figurano il tema della protezione dei dati britannici, in merito non sono state prese decisioni che garantiranno la conformità del regime britannico a quello europeo, e sono assenti norme sulla valutazione delle performance sanitarie e fitosanitarie delle merci britanniche. Da quanto si legge nel comunicato della Commissione Europea questi settori rimarranno soggetti alle decisioni unilaterali dell’Unione.

Alessio Corsato