Il cambiamento delle relazioni istituzionali e il giro di boa della pandemia, visti con gli occhi dei protagonisti.

Lobby, relazioni istituzionali, consulenza, affari pubblici, advocacy. Parole che ruotano attorno al concetto chiave della democrazia: dialogo tra istituzioni e cittadini, con questi ultimi che partecipano attivamente ai processi decisionali attraverso il loro personale qualificato, per rappresentare posizioni e istanze nella stanza dei bottoni. 

Le associazioni studentesche ACE POL dell’Università LUISS Guido Carli, il giornale LED – Luiss e Dintorni e l’associazione romana ProLab hanno unito le loro forze per dare vita al Career Building, format svolto in serie di incontri volti proprio a dare una risposta a questi quesiti e, contemporaneamente, fornire agli studenti uno sguardo sulle nuove professioni e su come intraprenderle. L’approccio con cui ciò è stato realizzato è il migliore, quando si tratta di ambiti dai contorni poco definiti e minati di pregiudizi: lo sguardo dall’interno, l’intervista e il dialogo diretto con i protagonisti dei nuovi settori lavorativi.

Lunedì 10 maggio si è tenuto, nella splendida cornice della sede Luiss di Viale Romania, l’ultimo di questo ciclo di incontri. Tema del giorno il Lobbying & Public Affairs, con la partecipazione degli ospiti Federico Serra Domenico Palomba. Il Dottor Federico Serra è il neoeletto Presidente Mondiale dell’International Public Policies and Advocacy Associationassociazione che riunisce i maggiori professionisti nel campo degli affari pubblici, nonché i difensori delle politiche pubbliche d’oltreoceano ed europee. Serra, già Vicepresidente dell’associazione dal 2012 al 2016, è il primo italiano a ricoprire quest’incarico e, con tale missione, spera di contribuire ad ampliare la cultura del settore in Italia. Il Dottor Domenico Palomba, affermato professionista nell’ambito public affairs e market access del comparto healthcare che, dopo anni di ruoli manageriali in Farmindustria (L’Associazione industriali che rappresenta le aziende farmaceutiche) e in diverse realtà multinazionali tra cui Merck Sharp & Dohme e Johnson & Johnson Medical, si è dedicato alla consulenza. Attualmente è Managing Director & Partner di MAPCOM Consulting, società di comunicazione integrata e lobbying con sede a Roma e Milano.

La mission di MAPCOM Consulting è sviluppare la comunicazione nell’ambito delle Life Sciences a 360 gradi, sviluppando progetti complessi, rivolti a tutti gli attori di sistema.

Durante l’incontro, moderato dal fondatore dell’associazione POL, Matteo Lo Giudice e dall’omonimo di ProLab, Giorgio Ferrigno, Palomba e Serra hanno illustrato dapprima i loro percorsi individuali, spiegando tutti i passi a loro necessari per raggiungere le rispettive posizioni attuali. In seguito, si sono concentrati nel chiarire cosa vuol dire oggi fare lobbyingniente più approcci “primo-repubblicani”, con agendine piene di contatti e telefonate di mediazione, ma competenza e diretto contatto tra portatori d’interesse e istituzioni. Sviluppo di comunicazione efficace, mentalità rivolta alla risoluzione dei problemi e accento sulla formazione sono gli ingredienti che Domenico Palomba e Federico Serra hanno menzionato come essenziali per una fruttuosa carriera nel settore del Public Affairs.

Noi di LED abbiamo poi avuto la possibilità di intervistare gli ospiti, con l’obiettivo di andare ancora più in fondo.  

Dottor Palomba, Lei è un affermato professionista nel settore del Management sanitario. Cosa crede sia maggiormente cambiato nella comunicazione delle aziende del comparto farmaceutico da quando lei ha iniziato il suo percorso e come crede che la comunicazione cambierà dopo l’esperienza pandemica? L’attuale ambito delle relazioni istituzionali, o Public Affairs, che dir si voglia, è legata al ‘contingente’ e, dunque, è in costante evoluzione. Anche il cambiamento sostanziale riscontrato durante la pandemia è determinato dalle mutate esigenze e dai nuovi processi interni dell’azienda cliente. 

Mentre prima i consulenti avevano spesso come referenti il direttore della singola Business Unit, adesso è diverso anche il ruolo del PA Manager aziendale che, spesso, diventa ‘collettore’ delle varie progettualità interne, fino poi a comunicarle a noi consulenti, che siamo l’anello finale della catena. Quindi, cambiano per noi sia l’approccio alle esigenze, che l’approccio ad affrontarle. Attualmente si realizzano sempre più progetti integrati e il mondo del Public Affairs moderno deve avere una visione di insieme, prospettando più interpretazioni di progetto. 

La vera sfida del post Covid-19 è rappresentare tematiche e istanze, ora anche di grande attualità per la ‘general population’, coinvolgendo per forza di cose sempre più destinatari. Chiunque voglia intraprendere una carriera di questo tipo, oggi, deve sviluppare visione d’insieme e strategie che coinvolgano non solo gli stakeholders istituzionali.”

Quali sono i suggerimenti che darebbe a un giovane laureando o neolaureato che ha intenzione di entrare a far parte del mondo di cui lei è protagonista e quali sono le caratteristiche che la sua realtà lavorativa cerca in particolare in un candidato? Non conta moltissimo essere estroversi, socievoli o amichevoli. È qualcosa che poteva valere prima, in un tipo di relazioni istituzionali che non esistono più. Oggi conta molto di più sicuramente un’attitudine personale al ruolo. In termini accademici, una formazione umanistica risulta essere vincente ma non, ovviamente, necessaria in maniera vincolante.

Le stesse realtà farmaceutiche, in modo particolare le ‘big size’ e multinazionali, ricercano giovani talenti curiosi per natura, predisposti al lavoro di squadra e capaci di assimilare nel loro iter professionale le specifiche della mission aziendale, per rappresentarle al meglio nelle diverse arene istituzionali. Parliamo ormai di un approccio orientato al lavoro di gruppo: non esistono quasi più vertici monocratici che svolgono frontalmente la professione e i rispettivi staff che predispongono documenti e dossier.

Necessari sono la conoscenza dell’inglese, per poter svolgere periodi di allineamento con i colleghi internazionali, nelle sedi global delle company, e un approccio mentale inclusivo e aperto, perché i team di lavoro sono estremamente variegati, spesso con professionalità e percorsi molto diversificati.”

Lorenzo Giudice