No-vax, 5G, Bill Gates, AstraZeneca. Insomma, la campagna vaccinale non è cominciata proprio con il piede giusto. 

Basti pensare all’inizio di questa grande impresa, quando l’ormai ex commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, sognava le 7 milioni di vaccinazioni entro marzo. L’unica cosa arrivata entro marzo è stata, invece, la sua sostituzione in favore del Generale Figliuolo, accompagnata dalla formulazione di un nuovo piano vaccinale. 

Il “modello italiano” per le vaccinazioni fino a quel momento ha fallito miseramente, causando grossi ritardi per chi aveva, non solo diritto, ma soprattutto la necessità di essere vaccinato al più presto. Le cose poi non sono migliorate, considerando il gigantesco terrorismo che ha travolto, e che tuttora travolge, i vaccini AstraZeneca, scatenando l’uragano no-vax che ha coinvolto anche coloro che avevano solo delle minime refrattarietà sul vaccino anti Covid-19.

Facciamo ora il punto della situazione. Ad oggi, sono oltre 17 milioni i soggetti vaccinati con almeno la prima somministrazione e tra questi più di 7 milioni con la seconda dose [dati aggiornati all’ 11 maggio 2021, ndr]. Numeri non troppo negativi, ma di certo non al livello delle nazioni dove la campagna vaccinale è cominciata prima e senza troppe remore (USA, Israele, UK). 

Quello che continua a destare ritardi nelle somministrazioni in Italia sono anche i tanti scandali che si annoverano ogni giorno nei quotidiani locali e nazionali. Da queste frequenti notizie si evince una puntuale mancanza di senso civico da parte di chi dovrebbe assicurarsi che questa campagna funzioni, e anche da chi, saltando la fila, si aggiudica una dose che sarebbe potuta (e dovuta) andare a un soggetto che ne avrebbe avuto più necessità, i “furbetti del vaccino”. 

Vi sono poi categorie di soggetti che da un punto di vista anagrafico non avrebbero diritto ad alcuna somministrazione eppure, da un punto di vista strettamente normativo, ne hanno diritto. Il ragionamento di fondo è: “se mi è consentito avere il vaccino regolarmente adesso, perché aspettare?” Il piano vaccinale nazionale e le direttive regionali servono per l’appunto a delineare le categorie prioritarie al vaccino. La strategia che si evince dai suddetti piani dovrebbe essere quella di vaccinare i soggetti fragili, tra cui anziani e soggetti con gravi patologie, e tutto il personale sanitario che da oltre un anno è in prima linea contro il virus. 

Eppure, non è proprio così. In Toscana, per esempio, è stato concesso un canale preferenziale ad avvocati, magistrati e cancellieri di tribunale (indipendentemente dall’età) e solo il 28% degli over 80 aventi diritto è stato vaccinato. Un altro esempio è riscontrabile nelle pressanti e insidiose pretese di alcune categorie che reclamano il vaccino senza però alcuna necessità prioritaria, mentre altre categorie di lavoratori che hanno continuato ad esercitare il loro mestiere in piena pandemia (tra i tanti, i lavoratori dei supermercati) e che rimangono tutt’ora continuamente esposte a un elevatissimo rischio di contagio, non sono contemplate da nessuna parte. 

Portare dunque il discorso sui vaccini sul piano delle categorie di lavoratori non è assolutamente tollerabile, poiché ogni gruppo porta a suo favore svariate ragioni, trascinando così la strategia vaccinale nel piano delle infinite polemiche tra classi e, di conseguenza, perdendo di vista l’obbiettivo fondamentale: tutelare chi ha assoluta necessità del vaccino.

In buona sostanza, un po’ di caos c’è. 

La speranza, tra scandali e polemiche, rimane nei numeri in crescita delle dosi somministrate. Con un incremento sempre maggiore delle somministrazioni in tutto il territorio nazionale, infatti, la curva dei contagi dovrebbe sempre più diminuire. Un ragionamento banale, ma che rappresenta un primo barlume verso la luce della sconfitta del virus. 

Marco Girgenti