3 novembre 2020 – si sono aperti da poco negli Stati Uniti i seggi elettorali e lo scontro tra i due candidati alla Casa Bianca è più acceso che mai. Nel paese più colpito al mondo dall’epidemia di Covid-19, quasi cento milioni di aventi diritto hanno già votato grazie all’apertura anticipata dei seggi, tra cui anche lo stesso Trump. Il Presidente, avendo poca fiducia nel voto per posta, ha votato di persona in Florida, dove ha da poco spostato la residenza per allontanarsi da una città, New York, che a suo avviso “non lo ama”.

I due candidati, l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden, durante le rispettive campagne elettorali sono stati travolti dalle polemiche e dagli scandali. Impeachment, 750$ di tasse, e i libri scomodi dell’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e della nipote di Trump, Mary, sono gli scandali che hanno fatto vacillare il Presidente durante la sua campagna elettorale.

Tuttavia, anche la campagna di Biden è stata colpita da diversi scandali che, nella maggior parte dei casi, hanno avuto come protagonista il figlio Hunter. La vita di Hunter Biden è stata da sempre in salita. A due anni rimane coinvolto in un incidente stradale nel quale trovano la morte la madre e la sorella. Mentre il padre faceva rapidamente carriera al Congresso, Hunter iniziava ad essere dipendente dall’alcol e a fare uso occasionale di cocaina. Nel 2014 la US Navy lo congeda dopo un test in cui risulta positivo alla cocaina. L’anno dopo vi è la morte del fratello maggiore Beau per un tumore al cervello. 

Nel 2015 iniziano anche gli scandali politici di Biden Jr, accusato di trarre vantaggi dalla carriera del padre. Secondo un articolo pubblicato a maggio 2019 dal New York Times, nel 2015 il candidato democratico avrebbe chiesto e ottenuto,forse proprio per proteggere il figlio che in quel periodo lavorava in Ucraina per il colosso energetico Burisma,la rimozione di un pubblico ministero ucraino.

Nel 2019 una donna dell’Arkansas si era rivolta al tribunale chiedendo che Hunter Biden riconoscesse il figlio nato da una loro relazione ad agosto 2018, con paternità confermata da un test del Dna a novembre 2019. All’epoca dei fatti Hunter, che nel 2017 aveva divorziato dopo oltre 20 anni di matrimonio dalla moglie Kathleen, e accusato di spendere tutti i soldi in droga e strip club, era fidanzato con la moglie del defunto fratello Beau. Punto a favore per Trump, che nella sua campagna elettorale non ha mai perso occasione per ricordare agli elettori gli errori di Hunter Biden, a cui già a luglio 2019 il New Yorker aveva dedicato un lungo articolo che titolava: «Hunter Biden metterà a rischio la campagna di suo padre?».

Le statistiche vedono comunque in netto vantaggio il candidato democratico, ma il Presidente è fiducioso di vincere. Infatti, nel 2016 il candidato democratico Hilary Clinton, nonostante le statistiche la vedessero in vantaggio e avesse poi ottenuto oltre un milione e mezzo di voti popolari in più dello sfidante Trump, non riuscì a sedersi nello Studio Ovale perché tradita dal voto dei famigerati Grandi Elettori (ovvero i 100 senatori e i 435 deputati, per un totale di 535). Il loro dovrebbe basarsi sulla preferenza espressa dai cittadini, ma in virtù del mandato non imperativo di cui godono, potrebbero scegliere di consegnare la maggioranza (270 su 535) e, di conseguenza, la vittoria all’altro candidato.

Per questo motivo cresce la convinzione che anche queste elezioni saranno decise proprio dai Grandi Elettori e dai cosiddetti Swing States o Battleground States, quegli stati in cui da più di un secolo nessun candidato o partito ha un sostegno predominante tale da assicurare i voti dello stato stesso nel collegio elettorale. 

Gli “stati oscillanti” sono principalmente quelli di matrice tedesco-americana: Michigan, Minnesota, Nebraska, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Wisconsin e Texas, ai quali si sono aggiunti quest’anno anche Arizona, Florida, Georgia e Maine. Qui, nelle elezioni del 2016 nessuno dei due candidati ha mai superato più del 5% lo sfidante e, proprio per questa loro volubilità, sono ritenuti Paesi decisivi per il voto.

Tra meno di ventiquattro ore gli elettori americani avranno fatto la loro scelta ma dovremo aspettare fino al gennaio 2021 per l’insediamento del nuovo Presidente. 

Gabriele Azzarello