Il 9 settembre 2020 è uscito The Social Dilemma, documentario di produzione Netflix. Paradossalmente, è diventato virale nel giro di pochi giorni sui social media, centro delle critiche nel documentario. The Social Dilemma, tradotto “il dilemma sociale”, mette in discussione il nostro utilizzo dei social media, in particolare di Facebook e Instagram, e di come i nostri comportamenti virtuali abbiano effetti reali sulla nostra società.

Tanti sono gli effetti, più o meno catastrofici ipotizzati: dalla perdita delle interazioni umane, fino all’indebolimento dei sistemi democratici. Anche se questi sono scenari forse ancora troppo lontani, è bene concentrarsi su alcune cause che potrebbero portare, nel lungo periodo, a eventi di tale portata. Tra questi, la terribile importanza della continua diffusione di fake news

Cosa è una fake news? In italiano, una notizia falsa. Una notizia quindi che viene generata con l’unico intento di alterare l’opinione pubblica. In termini più semplici, una notizia all’apparenza credibile, ma in realtà non vera, e proveniente da fonti non certificate. Insomma, una trappola in cui cadiamo facilmente. 

Sì, ma, il vero problema qual è? Come ci spiegano gli esperti nel documentario, il problema è che queste notizie vengono intenzionalmente caricate sui social media, e da quel momento in poi, è quasi impossibile rintracciarne la fonte. Per questo, le fake news viaggiano da una bacheca all’altra ad altissima velocità. Il meccanismo è semplice: ricondividiamo la notizia che rispecchia il nostro punto di vista, quindi, tutti i nostri amici la vedranno sulla loro bacheca. A questo punto, qualcuno la condividerà, oppure metterà un semplice like. Ma quasi nessuno la segnalerà. 

A questo proposito, Emanuele, studente universitario, alla domanda riconosci subito una fake news? E se sì, cosa fai?risponde, forse un po’ imbarazzato, che no, non si sofferma sulla veridicità di una notizia durante la sua attività sui social. Perciò, la probabilità che prenda per buono qualcosa solo per passaparola virtuale è molto alta.

È proprio questo il meccanismo sfruttato da chi, da un server, inietta, nel vero senso della parola, un numero incalcolabile di notizie false al minuto. Queste, entrate nel sistema, fanno leva sulle nostre emozioni. E più ci soffermiamo su una notizia, più l’algoritmo collegato alla nostra utenza virtuale, cioè il nostro account, cercherà di profilarci notizie dello stesso genere. In sostanza, l’algoritmo crea catene di codici infiniti sempre più fatti “su misura” per noi, perciò saremo sempre più esposti a una sola linea di pensiero che rispecchierà a pieno le nostre idee.

Allo stesso tempo però, saremo sempre più distanti dalla realtà. Ed è proprio qui il dilemma sociale: i social media sono diventati un mezzo quasi indispensabile nella società in cui viviamo. È infatti grazie ai social che rimaniamo aggiornati su quello che succede intorno a noi e ai nostri amici. L’altra faccia della medaglia, però, è più inquietante: con i social ci creiamo un nostro spazio chiuso, una cerchia ristretta nella quale è più facile creare una rete di consenso, che va dal raccontare cosa abbiamo cucinato, alle nostre idee politiche. E più restiamo attaccati al nostro smartphone, più sarà difficile avere una visione completa di quello che succede intorno a noi. 

I social media sono quindi da condannare? No, assolutamente. Quando impariamo a guidare, ci viene insegnato di “guidare responsabilmente”. Stessa cosa con i social media: usiamoli con dovuto senso critico, pensiamo due volte a ricondividere qualcosa che ci colpisce solo di pancia, e, soprattutto, se siamo di fronte a una fake news, non scorriamo il dito come se nulla fosse: segnaliamo. È uno dei pochi strumenti con il quale possiamo tutelarci in una realtà ancora tutta da esplorare.

Susanna Fiorletta