Alla data in cui viene scritto questo articolo si contano 27.722.014 persone contagiate da Covid-19 e ben 900.876 morti nel mondo, numeri da guerra. Altrettanto preoccupanti sono le previsioni economiche sulla caduta del PIL mondiale: secondo l’FMI si contrarrà del 4.9% nel 2020 e sarà seguito da un’incerta risalita nel 2021; incertezza che varia notevolmente rispetto alla regione del mondo presa in considerazione, ma fondata essenzialmente sulla capacità degli Stati di rispondere con politiche adeguate, pronte ed efficaci all’impatto devastante nei vari settori economici. Per quanto riguarda l’Unione Europea, la Commissione prevede una caduta media pari all’8.3% nel 2020 e una risalita del 5.8% nel 2021, mentre per l’Italia ci si aspetta un crollo dell’11.2% accompagnato da una modesta ripresa nel 2021 del 6.1%.

A seguito di una guerra il compito principale è quello di ricostruire il paese, dal punto di vista infrastrutturale e del tessuto socioeconomico. Noi europei ci siamo riusciti perfettamente nel secondo dopo guerra, un’impresa che difficilmente avrebbe avuto gli stessi risultati se non tramite il massiccio aiuto statunitense da una parte, e al rianimato spirito di cooperazione e solidarietà tra i popoli dall’altra. Dobbiamo molto agli incredibili sforzi politici che i governi hanno compiuto nel fidarsi l’uno dell’altro, dando via al processo di integrazione europea, già propugnato da diversi intellettuali negli anni di guerra. Mi ha colpito molto una frase di Altiero Spinelli pronunciata più volte, ma riportata per iscritto da Giuliano Amato nel commento all’opera Europeismo, con la quale viene messa in evidenza l’interdipendenza tra le figure dei visionari e degli statisti. Secondo Spinelli «senza “visionari” come lui gli “statisti” non avrebbero saputo dove andare, ma gli stessi visionari, senza il realismo degli statisti, non sarebbero andati da nessuna parte».

Credo fermamente che la proposta della Commissione Europea Next Generation EU, come programma di risposta all’impatto del Covid sull’UE, rispecchi pienamente lo spirito visionario “spinelliano”. Non si può dire altrettanto riguardo al ruolo da statisti che avrebbero dovuto rappresentare i governi riuniti tra il 17 e 21 luglio a Bruxelles, estremamente concentrati sul proprio paese e maggiormente inclinati a restare sulla via intergovernativa piuttosto che comunitaria.

Spesso le crisi portano con sé opportunità. Quella che stiamo vivendo ora, considerata la più grande dal secondo dopoguerra a oggi, andrebbe sfruttata rispolverando lo spirito di collaborazione menzionato precedentemente, auspicando a ulteriori passi sulla strada dell’integrazione europea e sul piano internazionale. Se sul piano dell’integrazione europea il Next Generation UE, sebbene non ancora approvato dal Parlamento Europeo, introduce delle novità rilevanti, su tutte l’emissione di titoli comuni da parte della Commissione, sul piano internazionale notiamo una contrazione del budget per l’azione esterna comune. 

Quali opportunità per l’UE? Innanzitutto, dovrebbe approfittare dello scontro USA-Cina e delle loro attuali posizioni per accrescere la sua influenza internazionale. Da una parte, troviamo gli Stati Uniti alle prese con una gestione disastrosa della pandemia e indeboliti ancor di più dalle proteste contro gli intollerabili trattamenti riservati alla comunità nera. Dall’altra la Cina, accusata dagli Usa di essere il principale responsabile della pandemia, per di più al centro dei riflettori anche per la gestione delle proteste in Hong Kong e sulla questione 5G. 

Un altro scenario su cui l’Unione dovrà muoversi è certamente la questione del nucleare iraniano. Sarà necessario salvare l’Iran Deal e continuare sulla strada della cooperazione con il paese persiano, soprattutto persuadendolo a desistere nel vendicarsi per l’uccisione del Generale Soleimani tramite l’uso della forza.

In merito al cambiamento climatico e alla politica energetica, la centralità della green transition nella ripresa può attribuire all’Unione un ruolo principale a livello mondiale. Potrà solo che guadagnarci, sia dal punto di vista dell’immagine, come modello di ispirazione, sia dal punto di vista economico, essendo il classico modello di sviluppo industriale prossimo ad essere superato. 

Per quanto riguarda il commercio internazionale, il primo agosto è entrato in vigore l’accordo di libero scambio con il Vietnam, che porterà ad una graduale riduzione dei dazi in alcuni settori (dalla gastronomia all’industria automobilistica), mentre sono ancora in corso di negoziazioni quelli con l’Indonesia, Filippine e Australia per le Free Trade Areas, con la Cina e Myanmar per la protezione degli investimenti. Un altro passo avanti dell’Unione, in contrapposizione agli interessi degli Usa, è stata l’entrata in funzione del Meccanismo d’Appello interinale dell’OMC il 3 agosto, iniziativa portata avanti dall’UE con alcuni stati del G20, tra cui la Cina.

Alessio Corsato