Distanti ma uniti è il sottile filo che permette di abbracciarci idealmente in un unico corpo e di identificarci in una sola anima in questi momenti difficili scanditi da una pandemia, pur essendo estranei. Uniti ma distanti è la strana tessitura quotidiana che per anni aveva avvolto il rapporto tra Jay e Daniel, pur essendo padre e figlio. 

Daniel Mendelsohn, illustre classicista, l’Io parlante di queste memorie, acconsente alla richiesta del padre di poter seguire come uditore un seminario sull’Odissea da lui tenuto presso l’Università dove insegna. 

Egli sa in partenza che dovrà gestire un padre ottantenne non mimetizzabile tra le matricole diciottenni del suo corso e che come sempre dovrà confrontarsi con gli interventi di un matematico animato da un impaziente rigore etico-scientifico. Egli sa fin dall’inizio che Odisseo, l’uomo dai mille volti ed inganni, rappresenta un anti-eroe per il suo vecchio, cresciuto nel Bronx in una infanzia difficile, adolescente durante il periodo bellico, disprezzante delle debolezze e del raggiro, armato di una fede incrollabile nei rapporti sinceri tra le persone e di un concetto ossessivo che gli obiettivi si raggiungono con dedizione e fatica e non per aiuti divini. 

Quello che Daniel non immagina minimamente è che in quel semestre partirà per un viaggio ben più lungo del peregrinare di Odisseo. Una navigazione alla scoperta di suo padre, cavalcando le onde del poema omerico, intrecciando il suo vissuto con gli episodi leggendari dell’eroe greco che è il suo eroe. 

Il racconto scorre sottotraccia come un diario del semestre, ma con reiterati ricordi a frammentare il narrato ed improvvisi flashforward. Daniel riesce a mostrare così al lettore il proprio essere, a svelare segreti di famiglia, a comprendere i comportamenti distaccati e gli insegnamenti rigidi nei suoi confronti da parte del genitore. 

Un itinerario di vita in cui le tappe sono disegnate, facendo rivivere i suoi trascorsi intimi sovrapponendoli ai momenti leggendari dell’Odissea, sospesa tra umani e Dei, quasi ad identificare ogni atto familiare con il pensiero della classicità. 

Così come il ventenne Telemaco che, non avendo mai conosciuto il padre, apprende la figura e le gesta  di Odisseo attraverso le parole dei suoi vecchi compagni d’armi come Nestore, re di Pilo, o Menelao rientrato a Sparta con la moglie Elena, così il maturo professore universitario, quasi ossessivamente, intervistando il fratello maggiore e gli amici del genitore anche dopo la sua scomparsa, cerca di comprendere i tanti momenti vissuti insieme ad un padre inarrivabile, talora sconosciuto, vicino ma distante. 

Questa amara difficoltà di lettura viene sentenziata da una disarmante ed eloquente considerazione: “I nostri genitori sono misteriosi ai nostri occhi in modi in cui non potremo mai esserlo per loro”. 

Ma Daniel non è solo in questo viaggio tra realtà e mito; riesce a ricostruire il rapporto con il padre attraverso gli occhi e le deduzioni dei suoi giovani studenti, attraverso le riflessioni che ancora i suoi vecchi insegnanti riescono ad indurre, ma soprattutto attraverso le maniere rassicuranti della madre Marlene, talora la sua Atena.  

Lei però come Penelope per Odisseo incarnava il concetto della concordia, del “pensare allo stesso modo”. Questo approccio aveva caratterizzato il vivere insieme per sessantaquattro anni con Jay, armonizzando ogni attimo della loro vita.  

In quello che sarà la parte finale del viaggio terreno di Jay insieme al figlio, in una crociera a tema sui luoghi dell’Odissea letteraria ben oltre le scarne mura di un’aula, Daniel riuscirà a vivere questa esperienza pensando allo stesso modo del padre, osservando con sguardo commosso il vero aspetto del genitore, riabbracciandolo come mai avrebbe pensato di fare. 

Una gioia tardiva colta appena poco prima della morte del genitore, quasi a rendere più lieve il dolore verso la sofferenza del padre. Mai avrebbe pensato prima di quel semestre che a modo suo Jay era anche lui un uomo dalle mille svolte come Odisseo. Ma ora il suo vero eroe era diventato proprio il padre Jay. 

A cura di Camilla Marzullo