Se Hitchcock è riconosciuto universalmente come il padre della suspance nella settima arte, i fratelli Safdie, con il loro cinema, riescono a trascendere il significato stesso della parola “tensione”.

Uncut gems – Diamanti grezzi (2019) è il loro ultimo sforzo, accompagnati da un incredibile Adam Sandler, che riesce a togliersi la maschera da “attore da commedia di serie B” e a far emergere la sua bravura, donandoci una delle interpretazioni migliori dell’anno.

La pellicola inizia in Etiopia, dove due minatori riescono a scovare un opale nero allo stato grezzo di incredibile rarità e stupefacente bellezza. Il girato ci catapulta subito dopo a New York, presentandoci il protagonista di questa storia: Howard Ratner, un gioiellere ebreo del quartiere dei diamanti e acquirente della pietra. L’opale è in effetti il suo ultimo “capolavoro commerciale” ed è destinato a un’asta che gli permetterà di ripagare i suoi innumerevoli debiti, di cui, tra i tanti, quello contratto con il cognato Arno. La sua personalità eccessiva e sregolata, però, lo indurrà ad allontanarsi sempre più dal suo obiettivo, tra scommesse, esattori e tanti, tanti soldi. 

Howard è sicuramente il fulcro di tutto il film. E’ un personaggio odioso, nel quale è difficilissimo immedesimarsi e per il quale è complicato simpatizzare. Vive una vita di eccessi, decisamente al di sopra dei suoi limiti economici. Adora il lusso quasi quanto il gioco, è impertinente, sfacciato, traditore. I fratelli Safdie malgrado ciò riescono in qualche modo a farcelo apprezzare, se non dal lato umano, almeno da quello psicologico. Riescono a farcelo comprendere e, alla fine, a farci tifare per lui. 

L’intera avventura e lo stile di vita del gioielliere newyorkese, sono perfettamente aderenti alla filosofia di Schopenhauer. La sua vita è un pendolo che oscilla tra noia e dolore, è un continuo anelare al di più, al massimo, all’infinito. 

Lo stesso infinito che è possibile intravedere nell’opale nelle prime scene del prodotto. La regia dei due fratelli alterna incredibili e minuziosi dettagli ai primissimi piani del protagonista, costantemente assediato, e a incredibili inquadrature totali della metropoli statunitense, portando una regia dinamica e accattivante. 

Diamanti Grezzi è una corsa sui 100m che non ha mai fine, che riesce a tenere costantemente sul chivalà lo spettatore e che non lo deluderà alla fine della visione. 

A cura di Gianmarco Martino