Tra il 24 e il 26 marzo il Ministero per l’Innovazione e Digitalizzazione ha avviato la fast call for contribution “Innova per l’Italia”, un appello per enti pubblici e statali, affinché venissero individuate applicazioni già sviluppate e disponibili per quanto riguarda la telemedicina, assistenza domiciliare ai pazienti e per il monitoraggio del rischio contagio. Dopo aver analizzato le numerose offerte recapitate, il 10 aprile il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha concluso il contratto con la Società italiana Bending Spoons S.p.A. che si è impegnata a concedere gratuitamente l’utilizzo esclusivo e perpetuo dell’applicazione “Immuni”, semplicemente per spirito di solidarietà.  

Ovviamente non sono mancate voci contrarie alla possibilità di vedere il governo controllare la popolazione tramite un’applicazione e, dall’altra parte, si è molto sentito parlare di un “modello coreano” come fonte d’ispirazione per il successo ottenuto nella lotta al Covid-19, anche grazie all’aiuto di un’applicazione di monitoraggio. Quindi, prima di trarre le proprie conclusioni, analizziamo innanzitutto le funzioni delle due applicazioni e i contesti in cui sono chiamate a funzionare. 

L’11 febbraio 2020 in Corea del Sud è stata rilasciata l’applicazione “Corona 100m”, sviluppata da un privato con l’avallo del governo, che ha raggiunto quota 1 milione di utenti nei soli primi dieci giorni. Come è stato possibile per il governo dare una risposta così immediata e altamente condivisa dalla popolazione? Il successo governativo è ascrivibile in parte a una caratteristica culturale del popolo coreano, ossia la capacità di saper sacrificare una propria prerogativa – in questo caso il diritto alla privacy – per il bene comune della popolazione; d’altra parte nel 2015, quando la Corea affrontò l’epidemia Mers, venne sviluppata un’applicazione simile, lontano parente dell’attuale “Corona 100m”.  

Il funzionamento dell’applicazione è piuttosto semplice, vengono incrociati: i dati della geolocalizzazione del telefono; i dati forniti dal governo, che ha diffuso liberamente le generalità di ogni contagiato, come l’indirizzo di casa dei positivi e il luogo di lavoro; i dati delle telecamere di sicurezza; i dati derivanti dal controllo delle carte di credito e dal controllo dei social network. La peculiarità dell’applicazione si scopre nel momento in cui una persona entra nel raggio di 100 metri da un utente risultato positivo, perché in quel momento l’utente riceve una notifica push in cui viene avvisato per tempo del pericolo, in modo tale da modificare il proprio tragitto in sicurezza. 

Avverrà lo stesso in Italia? Ovviamente No. Innanzitutto, va ricordato che nel nostro caso il download dell’applicazione è su base volontaria. Prima di analizzare le differenze sul funzionamento dell’applicazione, va tenuto a mente anche il contesto in cui viviamo. Già il 7 aprile il Segretario Generale del Consiglio d’Europa ha inviato, in via raccomandatoria, un toolkit for governments ai 47 Stati membri sul rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto nel contesto emergenziale da Covid.  

Anche la Commissione UE ha fatto sentire la sua voce, infatti il 15 aprile ha pubblicato delle linee guida specifiche per la realizzazione delle applicazione di supporto al tracciamento, nell’ottica di una lotta europea al virus. Da un lato viene espresso massimo appoggio alla realizzazione di tali applicazioni, sfruttando la tecnologia in nostro possesso, ma dall’altro i governi vengono messi in guardia dagli effetti negativi che si avrebbero nel caso in cui queste applicazioni venissero dispiegate senza le dovute garanzie, sia per quanto riguarda la privacy in generale, tanto quanto la cybersecurity e rischi connessi alla diffusione dei dati sensibili. 

Per quanto riguarda l’applicazione, che punta a garantire la massima riservatezza, è di fondamentale importanza sottolineare che essa funziona tramite Bluetooth. Infatti, il segnale si propaga a pochi metri di distanza e la sua intensità permette di calcolare la distanza tra dispositivi. Si evita così di rilevare falsi contatti positivi, poiché il GPS, non riuscendo a distinguere i piani di un edificio, potrebbe considerare le persone al suo interno come nello stesso luogo.  

Il punto di forza di Immuni è sicuramente il modello “decentralizzato”. Precisamente, ogni dispositivo genera dei propri codici anonimi (beacon), i quali cambiano frequentemente e non vengono raccolti in un server centrale – come nel caso dei modelli centralizzati, che provvede anche a generare i codici per gli utenti – bensì rimangono all’interno del dispositivo dell’utente. Infine, i dati raccolti dal dispositivo vengono inviati all’autorità sanitaria che provvede a informare l’utente nel caso fosse avvenuto un contatto con il beacon di una persona risultata positiva. 

A cura di Alessio Corsato