9 maggio 2020: oggi la Dichiarazione Schumann compie 70 anni. È la giornata che ha permesso di iniziare il processo di integrazione europea, dalla formazione della Ceca fino a giungere all’Unione Europa. Nel 1955 i padri fondatori Spinelli e Monnet che si ritenevano “due somari che tiravano la carretta d’Europa”, non si sarebbero aspettati che in sessantacinque anni si sarebbero fatti dei grandi passi in avanti.

Ma la data di oggi è ancora più significativa perché è il giorno in cui l’Europa, purtroppo, registra il più basso livello di fiducia nei suoi confronti. Se venticinque anni fa l’Italia era uno degli stati più europeisti, negli ultimi anni e, in particolar modo negli ultimi due mesi, molti sondaggi registrano un calo di europeismo, calo che non colpisce soltanto l’Italia ma anche molti altri stati europei, seppur in misura minore rispetto a noi.

Come è successo? Analizzando la storia dell’integrazione europea degli ultimi 70 anni, si evidenziano due fasi opposte: i primi 60 anni e gli ultimi 10.

I primi 60 anni sono stati caraterizzati da un sempre maggiore livello di integrazione: basti pensare all’incremento del numero di paesi aderenti e alla crescente coesione istituzionale, che ha portato la Comunità europea a diventare Unione europea. Tale crescita dell’ europeismo va di pari passo con la crescita degli strumenti europei di integrazione, quali il commercio, il mercato unico, la politica estera e la moneta unica.

Ma a questi 60 anni di crescita sono seguiti 10 anni di crisi.

L’attuale crisi dovuta alla pandemia si aggiunge infatti ad altre quattro precedenti che hanno investito l’Europa e l’Italia. La prima, è la crisi economico-finanziaria del 2008-2012. In Europa la crisi ha causato seri danni e ci sono voluti tanti, troppi, anni per “decidere chi dovesse decidere”: i paesi del Nord volevano che la decisone spettasse a ogni paese, i paesi del Sud volevano un intervento da parte dell’UE. Alla fine è intervenuta la BCE,che grazie a Mario Draghi del quale va ricordata la sua celebre frase “whatever it takes”, si è riusciti ad affrontare la crisi, anche se il Sud ne è uscito distrutto. Da qui infatti è nato il sentimento di sfiducia verso l’Europa.

La seconda crisi è quella dei migranti: l’Europa non aveva gli strumenti adatti per far fronte all’ondata migratoria perché sono gli stessi stati membri che non glieli avevano dati. Questo è un punto focale: è facile parlare della mancanza di solidarietà europea, ma il problema è che quando manca la competenza federale centrale che impone una politica unitaria, e la soluzione è lasciata all’accordo tra paesi, la solidarietà tra stati risulta difficile ed entra in gioco il conflitto di interessi.

Molto spesso chi accusa l’Europa di essere inefficace è anche colui che non vuole darle poteri.

La terza crisi, quella che va dal novembre del 2015 e fino al 2017, è stata causata dal terrorismo che ha colpito specialmente la Francia e il Belgio: questo ha aumentato la sfiducia delle persone nei confronti dell’Unione e le forze antieuropee ne hanno approfittato per accusare l’UE di “aver permesso troppe aperture”, sia in senso fisico (in termini di confini territoriali) che in senso culturale (in termini di integrazione).

Infine, la quarta crisi è rappresentata dalla Brexit: il forte slogan usato dai sostenitori di Brexit, “take back control”, ha minato l’idea di un’ Europa sempre crescente e sempre più unita. Anche in questo caso la crisi Brexit ha alimentato le forze sovraniste.

In ultimo, l’attuale crisi è causata dalla pandemia che tocca l’Europa in modo pensante. Si è subito accusata l’UE di “non essere intervenuta”. Ma un conto sono gli aiuti quali l’invio di mascherine in Italia dalla Cina, un’altro è l’intervento della BCE per comprare titoli di stato e per tenere in piedi l’Italia. Quindi, in realtà, la reazione delle istituzioni europee è stata notevolmente significativa e lo sarà sicuramente in futuro, perché sarà solo grazie alla solidarietà europea che riusciremo a combattere la recessione economica.

Negli ultimi 10 anni, l’integrazione europea ha incontrato numerose difficoltà, ma in questa data speciale che festeggia i 70 anni dell’Europa vanno ricordati i motivi per cui siamo all’interno dell’Unione, e bisognerebbe diffidare da quanti accusano l’Europa di “essere colpevole” perché nella maggior parte dei casi è un tentativo di etichettare ad altri i difetti propri di ogni Paese.

Senza l’Europa i singoli stati europei non possono credere di poter continuare a svolgere un ruolo primario sulla scena internazionale. Nel mondo di domani, sempre più interconnesso, è essenziale che l’Europa superi la crisi di fiducia in cui si trova, è necessario che ritrovi il legame con i suoi cittadini per poter continuare la sua straordinaria crescita iniziata 70 anni fa.

A cura di Eleonora Germano