Sin da quando eravamo bambini siamo stati gettati prepotentemente nelle pagine dei libri. Parole su parole che ci hanno descritto il mondo in cui viviamo in tutte le sue sfaccettature: globalizzazione, tecnologia, ricerca, scoperte. Insomma, abbiamo imparato ad osservare, analizzare ed apprezzare la nostra epoca.

Un mondo che nei secoli ha imparato a legarsi sempre di più al proprio interno. Un mondo che adesso sarà costretto a ripartire da zero. Infatti, da circa un mese l’intero pianeta si è ritrovato ad affrontare un nemico invisibile, un essere tanto piccolo quanto pericoloso: il Covid-19, meglio conosciuto come nuovo Coronavirus. Un essere biologicamente microscopico e invisibile all’occhio umano, ma che produrrà nel chiasso dell’emergenza sanitaria un riassetto dell’ordine mondiale.

Erano i primi di marzo quando il Premier italiano Giuseppe Conte trasformava l’intera Italia in “zona rossa”, omologando, quindi, l’intero Paese alle Regioni che fino a quel momento erano state isolate, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Un blocco totale che garantiva la fruizione dei servizi essenziali, ma che inevitabilmente ha obbligato gli italiani ad doversi imporre un nuovo stile di vita per alcuni giorni: la quarantena.

Dall’11 marzo – fino ad arrivare ad oggi – di decreti ne sono usciti una multitudine e tra gaffes, bozze clandestine che giravano in maniera incontrollata tra gli smartphone dei giornalisti, e discorsi presidenziali che già sapevano di storia, si è riusciti a indirizzare l’emergenza sanitaria verso i giusti binari (stando ai numeri rilasciati negli ultimi giorni dalla Protezione civile). Potremmo vedere una luce in fondo il tunnel, anche se la strada che lo percorre è ancora piena di sacrifici e, purtroppo, di morti.

Se da una parte l’intera Italia, a partire dal Governo centrale passando per il comune cittadino, sta lottando per contenere l’espansione del virus, dall’altra, però, bisogna cominciare ad alzare gli occhi verso la nuova guerra che il Bel Paese sarà costretto ad affrontare nel medio-lungo periodo: la crisi economica. Un Paese fermo, bloccato e che, nonostante il nefasto vantaggio che il Covid-19 ha concesso all’Italia rispetto ad altri Stati del vecchio continente, sta mettendo in risalto tutti i punti deboli che il Paese ha accumulato negli ultimi 30 anni.

L’Europa e tutti Paesi di tutto il vecchio continente si sono fatti trovare incredibilmente impreparati dinanzi ad un micro-organismo che, dopo aver colpito la Cina e altri paesi dell’Asia e dopo aver messo in ginocchio il primo Paese occidentale (l’Italia, per l’appunto), non è riuscita a cogliere la portata drammatica che il Covid portava con sé.

Un’Europa spenta, confusa, che con delle dichiarazioni opinabili, fuori luogo, è riuscita a dilapidare quel poco consenso rimasto in Italia fino a quel momento. Il “whatever it takes” distrutto dall’establishment europeista ci dà, probabilmente, il sentore di quello che l’Italia dovrà affrontare.

Al giorno d’oggi appare veramente difficile ipotizzare che lo Stivale riuscirà ad affrontare e a superare al meglio questa crisi. L’Europa è distante, sfaldata. Non c’è coesione, soltanto inutili rivalità statuali. Rimangono pochi baluardi e quei pochi vengono distrutti ancor prima di essere proposti.

Insomma, l’Italia si ritrova ad essere sola nel momento storico più complicato dai tempi del dopoguerra, abbandonata ad un destino cupo e tenebroso che potrebbe portare a galla dei possibili sconvolgimenti all’interno degli equilibri mondiali (a partire proprio da quello italiano).

Siamo in una guerra che vinceremo dopo aver gettato molto sangue. Miliardi di persone in tutto il mondo rintanate nelle proprie abitazioni a causa del lockdown, si ritroveranno una volta usciti di casa dinanzi ad una nuova realtà che necessiterà di essere plasmata. Siamo ad un punto storico di rottura che consegnerà ai posteri una nuova era.

A cura di Alessandro Alaimo