Mala tempora currunt” avrebbe dichiarato Cicerone in questi giorni. Una locuzione che, forse meglio di ogni altra, permette di descrivere i tempi che ci apprestiamo a vivere, le sfide che ci prepariamo ad affrontare ed il futuro con il quale siamo destinati a confrontarci.

Fonti illustri in ambito scientifico quali Science, Nature e Annals of Internal Medicine sono tutte concordi nell’affermare che le pandemie, termine con il quale viene descritta una rapida ed esponenziale diffusione di una malattia epidemica sul globo, si presentano generalmente ogni tre o quattro volte nell’arco di un secolo.

Già ai tempi del primo conflitto mondiale abbiamo avuto modo di conoscere la “Spagnola” (H1N1) la cui mortalità stimata fu di 40 milioni di individui (20 in più di quanto fece il solo conflitto armato), per proseguire poi con l’ “Asiatica” nel biennio 1957-58, fino ad arrivare all’influenza di Hong-Kong negli anni ‘70. Ebola, Suina ed Aviaria invece sono classificate come sub-pandemiche.

Oggi ci troviamo di fronte ad una nuova pandemia, dovuta allo sconosciuto virus, ora denominato “Covid- 19”, dichiarata dall’OMS “l’epidemia più rapida mai registrata prima”.

Quello che colpisce è che mentre i sistemi sanitari vengono potenziati e tutelati, i governi nazionali iniziano ad adoperarsi nell’elaborare contromisure sempre più stringenti e preventive, e le borse crollano rovinosamente sotto i colpi della sfiducia e dell’incertezza, c’è chi ha tutto da guadagnare.

Non è infatti una novità che al presentarsi di un possibile scenario epidemico su larga scala, la Banca Centrale Mondiale emetta due tipi di Bond (titoli). Il primo, da 475 milioni di dollari, è legato solo alle pandemie di influenza e per “riscattarlo” deve subentrare una situazione tale da registrare 2.500 vittime; il secondo, per 95 milioni di euro, è legato ad una serie più ampia di casistiche.

Credete che tutto ciò sia avvilente? Come spesso accade, la risposta sta nel mezzo. Infatti il denaro, con i relativi interessi maturati, viene rilasciato agli investitori unicamente se la pandemia verrà poi classificata come “non disastrosa”. Nel malaugurato caso in cui questa dovesse diventarlo, l’intero importo, più una cifra variabile relativa agli interessi, verrà impegnata a sostegno delle popolazioni maggiormente colpite.

In casi come questi, la linea di confine tra giusto e sbagliato risulta essere estremamente labile. Se da un punto di vista etico pare quanto mai scontato affermare che speculazioni di questo tipo si possano considerare al limite dell’indecente, dall’altro ci si interroga se queste operazioni possano ancora essere considerate legalmente praticabili.

Certo è che stiamo vivendo un periodo molto complesso e delicato (come indubbiamente assisteremo a molti altri), ma è il momento di rimboccarci le maniche. Come direbbe lo stesso Cicerone, “dum spiro, spero”.

A cura di Antonio Maria De Rosa

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