17 marzo 1861 – 17 marzo 2020

Cara Italia,

Quanto sei giovane! In gergo comune, si dice che hai ancora tanta strada da percorrere. E come controbattere?

Siamo un Paese relativamente nuovo, che ancora non ha conosciuto la vera coesione nazionale. Siamo il Paese che troppo spesso si lascia andare alle divisioni, politiche e sociali; abbiamo lasciato troppo spazio alle nostre diffidenze, alle nostre paure e ai nostri pregiduzi.

Siamo anche un popolo che tende a dimenticare il passato, a nascondere la polvere sotto al tappeto. Ma con la polvere abbiamo purtroppo nascosto anche i valori caratterizzanti della nostra storia, fatta di rivincita, di rinascita e di libertà.

Rimasti sotterrati troppo a lungo, oggi è tempo di riscoprirli, di riportarli alla luce. E forse, proprio grazie al periodo che stiamo attraversando, forse il più difficile degli ultimi dieci anni, possiamo ritrovarci, con i nostri cari e con i nostri connazionali. Possiamo riunirci sotto un’unica bandiera, che per troppo tempo è rimasta avvolta su se stessa.

È a causa di un virus che oggi siamo confinati tra le mura di casa. Ma è grazie a un virus che stiamo riscoprendo la solidarietà e l’unità che ci caratterizzano. Spesso, e comunemente, si dice che è nei periodi di maggiore crisi che una nazione si rafforza. E forse, è arrivato il nostro di momento. Possiamo accogliere il grido di aiuto di una Nazione stanca e slabbrata dalle tante, troppe divisioni interne; possiamo ricucirne le ferite, per rendere la nostra storia ancora più bella, più vera, più sincera.

Ma possiamo farlo solamente se uniti; uniti dal senso comune di responsabilità. Non è ora il momento di polemiche; non è il momento per perdersi in un labirinto di accuse delle parti. È dunque un momento di crescita per noi, per l’Italia, che oggi compie 159 anni. E il tempo non si ferma, né regredisce. Tantomeno possiamo rimanere sospesi in una immutata frazione temporale. Come ci insegna Eraclito, tutto scorre, e nulla rimane uguale.

L’Italia, come l’acqua del fiume, non sarà mai la stessa di qualche secondo, minuto, o anno prima. E noi, come l’Italia siamo costretti, a cambiare ogni volta. Oggi, siamo chiamati a cambiare le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Ma ogni cambiamento è fonte di rinnovamento.

Allora, voglio concludere con un augurio alla mia, alla nostra, Italia: che da questa crisi possa emergere una Nazione coesa, forte e libera. Libera dai troppi pregiudizi che ancora oggi ostacolano la costruzione di un senso comune di appartenenza; libera dalle critiche sterili che impediscono un dibattito costruttivo volto al miglioramento della nostra Cara Italia.

A cura di Susanna Fiorletta