Infodemia s.f. “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili” (Treccani).

Questo è esattamente ciò che sta avvenendo per quanto riguarda il CoViD-19, insomma, il Coronavirus di Wuhan. Il giornalismo compulsivo ha portato a un’ondata di allarmismo incontrollabile per quella che altro non è se non una influenza, al momento senza vaccino. Ed è così che ci si ritrova con folle imbufalite che svuotano supermercati e farmacie o discriminano e assalgono persone di etnia cinese, con uffici pubblici e filiali di banche chiuse, con viaggi sospesi e convegni annullati, con sfilate durante la fashion week di Milano a porte chiuse e con il panico più totale tra persone che non sanno più a cosa credere. Gente arrabbiata con il governo perché “si è svegliato troppo tardi”, chi compra mascherine senza una vera motivazione medica e chi semplicemente si chiude in casa.

Il Coronavirus ha senza dubbio scatenato la confusione più totale, e portato allo scoppio di un’isteria collettiva. Con ciò non si intende screditare le giuste precauzioni dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quali: lavarsi spesso le mani, non toccarsi occhi, bocca e naso e starnutire o tossire all’interno del gomito; non sono però queste le misure da prendere in ogni contesto?

Ma parliamo di numeri. In Italia i tamponi effettuati sono stati 25.856, il 92% dei quali ha fornito esito negativo. Tale numero (25.856) è venti volte più grande del numero di tamponi effettuato in Francia e Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti d’America, dove il costo di un tampone si aggira intorno ai 1300 euro ed è dunque svolto da una percentuale piccolissima della nazione. Risulta dunque quasi scontato che il numero di casi rilevato, di cui molti asintomatici, sia notevolmente più grande di quello di altri paesi.

Le regioni italiane più colpite appaiono essere la Lombardia (1520), l’Emilia Romagna (420) e il Veneto (307 casi), seguite da Piemonte (57), Marche (61 casi) e Campania (30). Secondo i media internazionali, tra cui la BBC e The Economist, siamo il terzo paese per numero di contagiati; come già detto, tuttavia, è normale avere un numero più grande di casi se si ha un numero notevolmente più grande di test e tamponi effettuati.

Inoltre, i casi aggiornati al 3 marzo 2020 risultano essere 2.502 di cui 79 deceduti, 160 guariti, 229 in terapia intensiva, 1.034 ricoverati e 1000 in isolamento domiciliare fiduciario (Protezione Civile). Questi dati, comparati agli altri paesi contagiati, ci inseriscono tra gli ultimi a livello di tasso di mortalità. Oltre a ciò è fondamentale sottolineare il fatto che il Coronavirus risulti avere un tasso di mortalità del 2%, una percentuale ridicola rispetto alle altre epidemie che hanno colpito il globo, e che i decessi siano riscontrabili tra persone anziane e/o affette da ulteriori patologie respiratore o cardiovascolari.

Nonostante ciò, il mondo sembra essersi fermato. I voli da e per l’Italia sono stati fortemente sconsigliati se non addirittura sospesi come nel caso di New York; la borsa sta crollando precipitosamente e anche nella politica interna sembrano esserci non poche confusioni. Ci si ritrova, ad esempio, in situazioni quale quella con il Presidente della regione Marche Luca Ceriscioli che, surclassando completamente le sue competenze, ha dichiarato la chiusura di scuole e università nella sua regione. Tale dichiarazione è stata chiaramente immediatamente smentita dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in quanto la decisione non rientra nelle competenze del Presidente della regione; ma ecco che subito dopo arriva la revoca della revoca: tutto si chiude. Il perché di tutto ciò? Infodemia.

A cura di Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri