Ci eravamo lasciati, il mese scorso, parlando come la sfera artistica si modelli verso la nostra quotidianità. Oggi vorrei riprendere il filo del discorso, esplorando un lavoro che invece modellerà il modo in cui vivremo nel futuro. Congiuntura tra scienza ed arte, Neri Oxman ci cambierà la vita.

Neri Oxman, architetto e designer isrealiana, è fondatrice e direttrice del Mediated Matter Group presso l’MIT Media Lab, nonché professoressa associata presso l’MIT. Nel 2006 avvia un’iniziativa di ricerca multidisciplinare chiamata Material Ecology. Il progetto si innesta precisamente nell’intersezione tra arte, architettura, biologia ed ecologia.

Ma cosa vuol dire Material Ecology? Lo spiega la dottoressa quando ci chiede: ”E se i nostri edifici fossero coltivati, non costruiti?”. La ricerca di Neri Oxman ridefinisce il rapporto tra materia e ambiente, lavorando su materiali da costruzione che imitano la natura, al fine di produrre strutture biodegradabili che possano auto-generarsi e distruggersi senza recare danno all’ambiente.

Nel 2013 l’MIT ordinò online 6.500 di bachi da seta, che vennero poi liberati alla base di una struttura di tre metri di diametro. All’interno di questo padiglione un robot filava la fibra di seta prodotta dagli insetti. Una volta terminato la trasformazione dallo stadio di larva a quello di falena, gli insetti vennero rimossi. Le nuove farfalle erano poi in grado di produrre 1,5 milioni di uova, che potevano essere utilizzate per costruire fino a 250 nuovi padiglioni. Il silk pavilion nasce così da un processo di crescita e auto-generazione, in opposizione a quello di assemblaggio, che ha caratterizzato i metodi di costruzione nella storia dell’umanità. Il Mediated Matter Group ha quindi ideato un modo nuovo di realizzare, che collabora con la natura e la potenzia, infondendo vita negli oggetti e negli edifici che ci circondano.

Ma la ricerca della Oxman non si limita al campo dell’ingegneria, le sue opere fanno infatti parte delle collezioni permanenti del Museum of Modern Art (MoMA), del Centre Georges Pompidou, del Museum of Applied Arts di Vienna (MAK) ed altre tra le istituzioni più prestigiose dell’arte contemporanea. La chiave del suo lavoro è il flusso di comunicazione e creatività attraverso discipline diverse tra loro, come scienza, ingegneria, design e arte, che si intersecano e plasmano un unico prodotto che rivoluziona l’impiego e la percezione degli elementi naturali.

Nel 2018 lei ed il suo team presentano la terza serie del progetto Vespers, una collezione di maschere funerarie stampate in 3D, che riflettono sul concetto di rinascita dopo la morte, evidenziandone il valore artistico-culturale. Nell’ultima delle tre serie, le maschere sono abitate da microorganismi viventi che producono pigmenti coloranti e sostanze utili allo sviluppo della vita (come anticorpi, vitamine o famaci antimicrobici). L’obbiettivo finale è quello di creare un “esoscheletro” indossabile in grado di adattarsi all’ambiente circostante.

Neri Oxman pone l’attenzione su un futuro più che mai prossimo, in cui saremo chiamati a prenderci cura del nostro mondo. Il carattere fluido ed originale della sua visione ci attira verso panorami inesplorati, in cui i palazzi crescono da soli ed un’opera d’arte interagisce con cosa le sta intorno, il tutto in completa armonia con la natura.

A cura di Matilde Perini 

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