Quando varcai per la prima volta la soglia della LUISS, uno dei consigli che mi venne dispensato dai veterani fu quello di svolgere attività d’associazionismo. Senza capirne completamente il significato, mi fidai.

Oggi, a più di due anni di distanza, capisco e ringrazio. Impegnarsi in un’associazione o in progetti extracurricolari è scommettere su se stessi e investire per il proprio futuro. Ne abbiamo parlato con Giovanni Cresta, un veterano della LUISS, nonché studente magistrale, Presidente dell’associazione Luiss Finance Club e Rappresentante del dipartimento di Management.

Perché è così rilevante partecipare alla vita associativa della LUISS?

Una delle peculiarità della Luiss è proprio la presenza di un ampio spettro di associazioni. In Italia la presenza di associazioni universitarie non è scontata e la grande frammentazione e numerosità del contesto Luiss, pone dei limiti ma offre anche uno spunto di riflessione sui multipli interessi e obiettivi degli studenti e la loro propensione all’aggregazione e contaminazione.

La capacità di condividere scopi, obiettivi e lavorare in gruppo con colleghi dalle personalità e opinioni simili od opposte alla propria è una palestra nella quale sviluppare le proprie doti relazionali, fondamentali sia nel contesto lavorativo che privato.

Inoltre, molte associazioni prevedono una programmazione e l’organizzazione di attività strutturate. Entrando a far parte in modo attivo di quest’ultime, è possibile stimolare la propria capacità di problem-solving attraverso lo sviluppo di attività per le quali è necessario un processo logistico e comunicativo ben preciso. Seguire ogni step richiesto, nei tempi previsti, è una sfida che a mio parere porta lo studente a confrontarsi con se stesso e riconoscere concretamente i risultati per il lavoro svolto. Ogni conferenza, laboratorio, viaggio o aperitivo organizzati con successo sono risultati tangibili.

Emerge che le associazioni siano una concreta palestra professionale: in che modo rendersi appetibili agli occhi dei recruiter?

Il mondo del lavoro cerca oltre che profili accademici di eccellenza, con esperienze all’estero e buona padronanza delle lingue, dei profili che si discostino dalla massa. Ormai i requisiti sono sempre più alti e sempre più studenti, soprattutto in un Ateneo che offre la possibilità di raggiungere tutti gli obiettivi di appetibilità per le aziende, rispecchiano questi requisiti. Per distinguersi, è necessario dimostrare la propria curiosità e ambizione attraverso attività extra-curricolari, se possibile, di una natura e ambito riconducibili a quelli del profilo lavorativo desiderato.

Andando nel dettaglio: quali skills, utili nel mondo del lavoro, possono essere acquisite grazie alle attività proposte dalle associazioni?

Sicuramente la capacità organizzativa intesa come timemanagement, data mining, raccolta dati sono riconducibili alla partecipazione attiva lato logistico. Le capacità relazionali, public-speaking, segreteria, relazioni esterne, social media management e produzione di contenuti mediali sono invece riconducibili al lato comunicazione. Infine, per quanto concerne gli organi amministrativi delle associazioni credo che la gestione delle risorse umane, la leadership intesa come strumento di aggregazione di diversi individui sotto una singola visione condivisa, la motivazione e il project controlling siano tutti elementi che un buon coordinatore ha sviluppato o sviluppa nel corso della propria esperienza associazionistica.

Qual è l’elemento realmente determinante che ti caratterizza e che ti ha permesso di distinguerti durante il  percorso accademico e professionale?

Il networking, la creazione di una rete di contatti, è un elemento spesso sottovalutato poiché ricondotto alla raccomandazione. In realtà, il networking all’anglosassone non è altro che lo sviluppo sistematico di relazioni reciprocamente utili tra le due parti. Un’ampia rete di tali contatti, rende l’operazione di inserimento nel mondo del lavoro, nonché future collaborazioni o affari, decisamente più semplici. E’ un vantaggio competitivo utile al pari, se non più, del 110 e lode.

In che modo è possibile creare concretamente una propria rete?

Approfittando sia delle associazioni come strumento attraverso il quale crescere personalmente, conoscere ragazzi con obiettivi ed interessi simili ai propri e veicolare verso l’esterno – con partnership e progetti – la vostra preparazione. L’Università offre inoltre diverse occasioni nelle quali poter stringere nuove amicizie e contatti: conferenze con sessioni Q&A seguite da aperitivi di incontro, eventi di incontro con gli employers, un contatto diretto con gli stessi professori.

Nel mercato del lavoro, è più rilevante l’esperienza o la competenza?

Credo che esperienza e competenza vadano di pari passo. Dipende tutto dal tipo di esperienze che lo studente raccoglie. Spesso, se discendenti da opportunità colte, le esperienze comportano competenze. Sono queste dunque le competenze che differenziano un profilo valido ma comune da uno valido ma eccezionale.

Da vero veterano, cosa ti sentiresti di consigliare a tutte quelle matricole ancora disorientate?

Muovetevi al di fuori della vostra sede, del vostro inziale giro di amicizie, conoscete Roma e le sue opportunità. E’ una città che celebra la lentezza ma che per altri versi è estremamente vibrante. Confrontatevi spesso su tematiche che esulino dall’andamento accademico e contaminatevi. Sporcatevi le mani nell’esecuzione di progetti, idee, attività. Il momento per riuscire ad avere tutto, per la vostra età, comincia ora: accademia, amicizie, rete professionale. Tutti obiettivi da disporre nell’ordine che si preferisce. Il tempo di coltivare ognuno di essi è vostro, seminate oggi e raccoglierete tra 5 anni.

A cura di Ludovica Roncolini