In parte uomo, in parte pipistrello, in parte insetto. È il Conte Orlok, l’antagonista e vero protagonista del capolavoro espressionista Nosferatu il vampiro del 1922, girato dal genio Friedrich Wilhelm Murnau. Un film che si generò quasi dal nulla e che chiuse la trilogia dell’Espressionismo tedesco alla quale Robert Wiene diede inizio con il suo Il gabinetto del Dottor Caligari del 1919.

La genesi di questa pietra miliare della settima arte fu tutt’altro che semplice, difatti la vedova di Bram Stoker lo bollò come plagio non autorizzato, intentò una causa e la vinse, ottenendo il rogo di tutte le copie a soli tre anni dalla pubblicazione. Murnau riuscì a nasconderne una e, grazie a quell’unica ed inestimabile bobina, oggi noi possiamo godere di tale capolavoro.

La trama è quanto più basilare e ripercorre a grandi linee quella del celebre romanzo di Stoker: Hutter è un agente immobiliare che, sotto ordine del datore di lavoro Knock, si dirige in Transilvania per vendere un immobile al Conte Orlok. Dopo esser arrivato alla dimora del nobile, si accorgerà però che questi è un vampiro che, dopo averlo fatto prigioniero, si dirigerà in Germania per disseminare morte nella nazione.

Murnau riesce a trasporre su pellicola una nauseabonda e terrificante pestilenza con grande maestria, sfruttando espedienti e tecniche tanto semplici quanto impattanti. Dalle scene accelerate si passa a frammenti stampati in negativo, per arrivare ad inquadrature al limite della perfezione, il tutto volto a dare un senso di innaturalezza e a generare terrore nello spettatore. Indimenticabile la scena del veliero che avanza in modo spettrale, quasi come se a spingerlo ci fosse la mano del diavolo.

Altrettanto indimenticabile è il vampiro, Nosferatu, interpretato dal caratterista Max Schrek, il quale studiò e replicò i movimenti furtivi di alcuni animali selvaggi. E’ il più terrificante della storia del cinema. Agli antipodi rispetto all’affascinante Conte Dracula di Stokeriana memoria, Nosferatu regge l’intero film con il suo aspetto al limite dell’umano, con le sue movenze spettrali e con la sua terrificante presenza scenica.

La fotografia è la quintessenza dell’Espressionismo: luci ed ombre riescono a generare angoscia operando sulle brulle montagne dei Carpazi, sulle vie della città, sui campi, nelle case, rendendo ogni singolo frame un capolavoro da incorniciare. Murnau fu un rivoluzionario per questo. Perché riuscì a imporre le regole del movimento non in scenari replicati in studio, ma in esterni reali.

La visione di Nosferatu il vampiro non è quindi solo consigliata, ma quasi obbligatoria per chi si professa un amante della settima arte.

A cura di Gianmarco Martino