In Italia ciò che ha legami con il concetto di nazione, esattamente com’è definito essere il Presidente Della Repubblica, è spesso oggetto di una insensata tendenza iconoclasta, nell’errata convinzione che esserne orgogliosi significhi identificarsi come meri nazionalisti, anziché patriottici cittadini.

L’ annuale appuntamento televisivo con la massima carica dello Stato Italiano, nella prima serata del 31 dicembre dell’ormai passato anno, ha mostrato una controtendenza a quanto prima detto: è riuscito a catturare il 60% dello share nazionale in termini di ascolti, a ragione del tutto veduta.

Il Presidente, incarnato nell’ austera, seria e imperscrutabile figura del palermitano Sergio Mattarella, ha tenuto un discorso che affonda le radici nel momento presente, nelle criticità e nelle positività attuali, piuttosto che fare ricorso ad altisonanti espedienti retorici.

Non era il semplice concludersi di un anno. Il 31 dicembre passato ha segnato il passaggio dagli anni ’10 del ventunesimo secolo ad una nuova decade, i nuovi anni ‘20, che ci allontanano sempre di più dal ‘900. I dieci anni passati sono stati un periodo molto impegnativo, come riconosce giustamente il Presidente, flagellati da una lunga crisi economica e da rapidi cambiamenti.

Dopo un’introduzione che già cattura l’attenzione, si palesa la spinta riflessiva, forse il leitmotiv di tutto il messaggio di fine anno: “proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto.”

Troppo spesso si è tentati, nel nostro paese, di guardare a noi stessi con pessimismo. È innegabile che noi italiani siamo un popolo particolare. Rissosi tra noi stessi ma compatti quando le provocazioni e le accuse vengono dall’esterno, spesso superficiali, troppo presi dall’individualismo e dal momento presente per pensare in grande.

Citando le parole di Edward Banfield, a proposito del familismo amorale: “l’egoistica massimizzazione dei privilegi familiari e personali azzera il senso di bene pubblico e di cooperazione”. È proprio quello che per troppo tempo ci siamo permessi il lusso di fare, in quanto italiani.

Siamo, tuttavia, anche un popolo di inventori, siamo cordiali, intuitivi, geniali, dal cuore grande, un popolo che va al concreto delle cose anche a costo di apparire rozzo.

Siamo il popolo che ha dato i natali a grandi artisti come Dante Alighieri, Michelangelo, Leonardo Da Vinci. Il nostro paese, chiamato da vicini e non il Bel Paese, si stende al centro del Mediterraneo e da esso è stato plasmato attraverso incontri di culture, genti, merci, correnti non solo marittime.

È giusto tenere presente le nostre criticità, i problemi che affliggono l’Italia in vari ambiti, la difficile situazione internazionale che ci vede coinvolti. Ma è giusto anche ricordarsi delle enormi potenzialità nascoste.

Offuscare qualcosa di così tangibile, partendo dal presupposto che solo bearsi di avere quel determinato attributo possa, in qualche modo, gettarci in cattiva luce, sarebbe quello che il nostro peggior nemico, semmai esistesse, vorrebbe facessimo.

Togliere ossigeno al nostro essere, alla nostra capacità di stare al mondo, affievolire anche solo per un secondo quella viva fiamma che contribuisce ad incidere, da anni, la storia del mondo in cui viviamo, sarebbe un crimine troppo grande.

Bene è essere italiani, ma non solo nel proprio privato. Vale la pena esserlo anche tra di noi, riconoscendoci come appartenenti ad una stessa comunità, custodi di uno stesso patrimonio e costruttori della stessa enorme realtà.

Il Presidente, però, non invita solo ad una maggiore coesione: altri importantissimi suggerimenti sono quelli riguardo l’uso saggio dei social network, la puntualità dell’informazione, la solidarietà verso i più deboli e la forza intrinseca dei giovani.

Si parla tanto e spesso di fake news, che alimentano la piaga della “politica del tifo” piuttosto che politologia anche non preceduta da studi specifici.

Ancora, è forte la presenza dell’odio sulle piattaforme social, e non quello che le parti politiche alimentano l’una verso l’altra, ma quello verso il nemico di turno, che spesso nemico non è.

Combattere tutto ciò è necessario, se si vorrà smettere di sprecare utili energie in una fantomatica battaglia a colpi di commenti, gogne mediatiche e facili propagande.

Si ha bisogno, infine, di preparazione e competenza, in un mondo che va sempre più spedito verso un inesorabile cambiamento, anche in quei settori che apparivano graniticamente legati ad una ben definita forma.

In questo, specialmente, è essenziale la presenza della forza nei giovani: la speranza sia sempre viva in coloro che cercano l’occupazione, che combattono ogni giorno contro le difficoltà sociali, l’emarginazione, i problemi economici e sia sempre presente l’obiettivo di raggiungere il massimo livello di preparazione nel proprio campo.

Solo così facendo, insieme, si potrà essere Italia. L’Italia migliore, l’Italia del futuro, l’Italia di cui tanti paesi chiedono maggiore presenza, collaborazione e contributo.

A cura di Lorenzo Giudice