Cos’è l’arte? Io non lo so, non l’ho mai capito. Nonostante questo, sono da sempre affascinata dalle opere artistiche di ogni genere, forse proprio per l’alone di mistero che le avvolge. Continuo comunque a porti questa domanda: Cos’è l’arte, o meglio, come si può delimitare il concetto di arte? Ed è giusto farlo?

L’uomo ha da tempo spezzato il legame che allacciava arte ed estetica, un quadro è necessariamente bello? No, proprio no. E perché? Beh, in fondo il punto dell’arte è comunicare: comunicavamo il potere e la ricchezza con le piramidi, comunicavamo la grandezza di Dio tramite secoli di arte religiosa, comunichiamo ciò in cui crediamo, comunichiamo l’amore e la disperazione. L’arte comunica, l’arte smuove le coscienze e non sempre questa è un’esperienza piacevole.

Relegheremo quindi l’arte ad una forma di pura espressione umana? È l’arte un fenomeno perfettamente culturale? In realtà no, i prodotti artistici che vivono nella nostra quotidianità sono innumerevoli: come classificare i vestiti che indossiamo, i mobili nelle nostre case, la serie TV che abbiamo visto ieri sera, stanchi morti, sul divano. Alla fine, tutte queste cose sono anch’esse figlie di un processo creativo atto a esprimere un messaggio, un’emozione.

E se l’arte fosse anche un oggetto che ci aiuta a vivere? E se l’arte fosse un tavolo? Sicuramente lo è. A Tokyo, per esempio, si tiene da alcuni anni il DesignArt Festival, un evento che celebra la DesignArt, ovvero l’unione tra arte e funzionalità, ed esplora emozioni ed esperienze che oggetti di uso comune ci suscitano.

Ma qual è la differenza tra un tavolo “normale” e un tavolo che è un pezzo d’arte? Cosa ci comunica un tavolo “artistico”? Secondo me, ció che li differenzia è il fondamentale sentimento di stupore e sorpresa. Quando quest’anno ho visitato il Salone del Mobile di Milano, i miei occhi brillavano mentre osservavo sedie, lampade, piatti e bicchieri, ed ero stupita perché era qualcosa che non avevo mai visto, non solo quel tavolo mi suscitava un’emozione, non solo avrei potuto utilizzarlo tutti i giorni, ma era anche qualcosa di innovativo, composto da materiali, forme e colori che non avevo mai immaginato insieme. Quel tavolo conteneva un messaggio importante, quel tavolo, per me, era arte.

Il tavolo era Anemona, ideato dall’Atelier Biagetti,un duo composto da un architetto/designer, Alberto Biagetti, e da un’artista ed ex cantante lirica, Laura Baldassarri, creato per la collezione Louis Vuitton Objets Nomades. L’Atelier Biagetti sfida il confine tra le varie discipline artistiche e tecniche, ispirandosi alla società contemporanea ed alle sue ossessioni, lo fa destrutturando gli oggetti di uso comune, e ricomponendoli, in modo da rompere ciò che si era precedentemente sedimentato nella nostra percezione.

Il tavolo Anemona, riflette sull’idea di movimento e viaggio: Alberto Biagetti e Laura Baldassarri hanno scelto di partire dall’emblema domestico di solidità, il tavolo, e di esaminare il bisogno umano di “casa” (tradizionalmente associato al concetto di radici, famiglia, amore, amicizia). Questo però è solo il punto di partenza del viaggio personale di ognuno di noi, infatti lo accostano, per antitesi,  al simbolo della libertà, del moto: il mare. Le linee fluide della base contrastano con la solidità del piano, come se il mare stesso volesse uscirne furori, ed il blu scuro al suo interno si scontra con la leggerezza del vetro trasparente, e ti invita ad entrare. Anemona è una conchiglia che racchiude il nostro bisogno di partire e ce lo porta a casa, nell’ intimità di bere un caffè dopo pranzo, scuote il modo in cui intendiamo la quotidianità, creando un senso di stupore e indagando sulla nostra psiche e sulla nostra società. Se non è arte questa.

Nei prossimi mesi vorrei continuare la mia ricerca sulla definizione di arte, più che per delimitarla, per espanderla, interrogandomi su come essa cambia forma man mano che contamina i diversi scenari della nostra vita e della nostra collettività. I dintorni dell’arte, per l’appunto, l’arte al difuori dalla galleria. Sentieri a volte poco esplorati ma che invece irrompono nel nostro mondo, lo spingono in avanti e ci ricordano di tenere sempre gli occhi aperti ed il cervello acceso.

A cura di Matilde Perini