Era il 14 novembre 2019 quando il leader della Lega e della destra italiana Matteo Salvini, forte del consenso popolare e della recente vittoria leghista alle regionali in Umbria, decise di alzare ancora di più il tiro e di puntare dritto a una regione storicamente rossa come l’Emilia-Romagna, organizzando l’ennesimo evento nel quale il leader padano intendeva scoprire le carte ed annunciare la candidata della Lega Lucia Borgonzoni. Una sfida coscientemente molto complicata e dall’esito del tutto imprevedibile vista la forza dell’avversario politico: il governatore uscente Stefano Bonaccini.

Tuttavia, nel clou della battaglia mediatica e politica tra Borgonzoni e Bonaccini, che vede un costante testa a testa degno del miglior “Coppi- Bartali”, una nuova forza sociale è emersa: le sardine.

Nate parallelamente all’evento del lancio della candidata della Lega, si sono elegantemente presentate all’Italia proprio il giorno dell’annuncio di Lucia Borgonzoni.

Un evento nato dalla volontà di quattro ragazzi nel voler organizzare la “prima rivoluzione ittica della storia” e “occupare” pacificamente il “Crescentone” a Piazza Maggiore, per oscurare la campagna elettorale leghista che stava per partire proprio alla Paladozza di Bologna. Paladozza contro il Piazza Maggiore. Borgonzoni contro Bonaccini. Lega contro le sardine. In un senso e in un altro Bologna non tardò a rispondere al richiamo.

Il 14 novembre più di 11.000 bolognesi hanno deciso di prendere una posizione: 5.750 hanno partecipato all’evento organizzato dalla Lega; 6000, invece, hanno battezzato il movimento delle sardine. Da quel giorno, il clamore venutosi a creare dietro il flash mob a Piazza Maggiore ha dato il via a un movimento di massa che ha colpito grandi città come Modena, Parma, Palermo, Roma, Milano fino ad arrivare a New York. Un raduno nato forse per gioco, ma che si è rivelato molto più di questo.

È passato poco più di un mese da quel fatidico giorno. Un mese in cui “le sardine” si sono espanse sempre di più in tutta Italia. Un fenomeno inaspettato non solo dagli stessi organizzatori, ma anche dagli stessi avversari.

Il leader leghista nonostante un iniziale (illusorio) apprezzamento dell’evento bolognese, non ha perso tempo nel ritrattare le precedenti dichiarazioni e nello scagliare “la bestia” in difesa della sua ingordigia di potere, attaccando e offendendo il “branco di sardine”.

Le sardine stanno aumentando e si stanno rafforzando giorno dopo giorno e il loro impatto inevitabilmente colpisce la politica. Non possono essere ignorate e devono essere ascoltate. Un compito non semplice per questa classe politica che si sta ritrovandomigliaia d’italiani in pacifica sommossa. Le sardine si muovono in branco e gridano silentemente i loro bisogni.

Le innumerevoli critiche che colpiscono il movimento di Mattia Santori sono principalmente dovute alla mancanza d’idee provenienti da quelle piazze. Idee che non sfuggono agli accaniti critici delle sardine. Non gli sfuggono, semplicemente perché non esistono. Pensare alle sardine come un movimento unico e compatto è quanto di più sbagliato si possa pensare. Le sardine sono migliaia d’italiani liberi e pacifici che si uniscono nelle piazze per esprimere il loro sdegno, circa il respiro che sta tornando ad avere il Paese.

Le “6000 sardine” vanno accettate e accolte e non offese e disdegnate. Non tutti sono avversari politici. L’Italia, ancor prima che da Salvini o Zingaretti, è fatta da gente comune e proprio la gente comune chiede disperatamente aiuto. Le sardine possono essere l’occasione per salvare l’Italia da un epilogo sempre più catastrofico.

D’altronde il pesce azzurro è l’alimento principe della dieta mediterranea e principale fonte di Omega-3, proprio quella sostanza che protegge la funzionalità del cuore umano. Le sardine non stanno facendo altro se non difendere proprio il cuore del Paese. Può mai essere sbagliato?

A cura di Alessandro Alaimo

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