C’è una figura, nel mondo della politica, che non viene quasi mai nominata ma che vive e lavora nell’ombra dei palazzi del potere. Questa individualità così tenebrosa prende il nome di Consigliere: il braccio destro, il più vicino al leader, molto amato o molto odiato, senza vie di mezzo.  

Antonio Funiciello, nel suo ultimo saggio Il Metodo Machiavelli, propone un’analisi storica puntuale del ruolo dei collaboratori e dei consiglieri.  Sin dalle prime pagine si percepisce una ricerca appassionata e vera, frutto dell’esperienza di chief of staff del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni vissuta dallo scrittore partenopeo. 

Il primo staff della storia, quello dei dodici apostoli riuniti intorno alla figura del leader Gesù di Nazareth, ci dà subito un’idea dell’originalità del testo. Esiste una gerarchia all’interno dello staff stesso, in cui ogni apostolo ha un ruolo preciso: Giuda Iscariota è il tesoriere del gruppo, Matteo è un ricco e colto esattore delle tasse, Tommaso è un uomo di scienza, Giovanni è l’intellettuale del gruppo, Andrea il responsabile delle relazioni esterne. Infine Pietro, che giungerà a predicare fino a Roma, dove subirà la persecuzione di Nerone, simbolo della sorte non sempre felice che può toccare ai collaboratori e ai consiglieri dei leader. 

L’esemplare più moderno di Consigliere è, però, il nostro Niccolò Machiavelli. Convinto repubblicano, sul finire del Quattrocento aveva sfruttato il cambio di regime della sua città e, con l’appoggio di Pier Soderini che nel 1502 sarebbe diventato gonfaloniere a vita, conquistato il posto di assistente e collaboratore della Signoria. Dal 1498 al 1512 Machiavelli servì il potere politico fiorentino per rendere più forte la Repubblica e scongiurare il ritorno dell’oligarchia medicea.  

Nei libri del segretario fiorentino è possibile rintracciare molte delle regole che un perfetto consigliere dovrebbe seguire. Il pensatore italiano fu uomo d’azione, quanto di contemplazione. Nella Dedica del Principe rivolta a Lorenzo de’ Medici, precisa che sente che può dargli dei consigli in virtù di una conoscenza della politica “imparata con una lunga esperienza delle cose moderne e una continua lezione delle antiche”. 

Per Machiavelli, l’avere ottimi o pessimi consiglieri dipende dalla “prudenza” del principe, intesa come intelligenza contestuale basata su una conoscenza pratica delle situazioni e dei fenomeni politici. 

La prima impressione che l’opinione pubblica ha di un leader è condizionata dalla qualità politica, intellettuale e umana dei suoi consiglieri. Questi ultimi hanno il dovere di proteggere l’immagine del leader, che a volte può cadere in stati depressivi (è il caso dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e di Lyndon Johnson, ex Presidente degli Stati Uniti). 

L’autore cerca di spiegare il tema della perseveranza del buon consigliere attraverso il rapporto tra Louis Howe con Franklin Delano Roosevelt, che diventeranno inseparabili. Nonostante la scoperta della poliomielite, il Presidente americano riuscirà a mantenere il potere per dodici anni.  

Non può, quindi, esistere leader senza un duro e dissimulato progetto, che miri alla creazione di un’immagine resistente e vincente. Bisogna, però, tenere presente che la politica non è un calcolo esatto ma potranno esserci inconvenienti inaspettati sulla strada della vittoria. 

A cura di Matteo Testa