Callisto, Kansas. La perfetta definizione dell’archetipo USA, per quanto assurdamente lontano da quello stesso sogno americano ormai così diffuso nell’immaginario comune. Callisto è l’America imperfetta e brutale, dei parcheggi che si distendono a macchia d’olio, interrotti solo dagli occhi spalancati delle roulotte buttate sull’asfalto, dagli uomini senz’alcuna storia da raccontare e dalle voci irritatamente meccaniche dei programmi televisivi spersonalizzanti.

Una grottesca parabola della paranoia post 11 settembre, in cui tutti sembrano essere fuori di testa. Unico sprazzo di normalità nella marea di paranoia collettiva, per quanto assurdo, è Odell Deefus, bianco ma col nome da nero, come tutti quelli che lo incontrano tendono a ripetere, che nulla vuole se non innamorarsi, guardare la tv e fare dei figli. Ci si accorge immediatamente che il protagonista ha qualcosa di strano, quasi ricordando il Forrest Gump di groomiana memoria, ma sono necessarie solo poche pagine per mettersi in linea col suo pensiero, anche grazie ad un’ardita scelta del traduttore italiano che lo priva dei congiuntivi e di ogni aulicità di linguaggio, mettendo su un carosello di mostruosità linguistiche semplici e colloquiali.

Il mio nome è Odell Deefus. E sono bianco, non un nero come pensa chi non mi conosce e sente dire il mio nome. Se poi mi incontrate, la mia faccia ve la scordate subito, è troppo anonima, chi se la ricorda, semmai vi rimango impresso perché sono alto. Sono un metro e novanta, quindi attraggo le donne, che poi però scoprono che non faccio discorsi che gli piacciono, e a quel punto addio storia d’amore prima ancora che comincia.

– Callisto, un intrigo americano

Odell è un bifolco ventunenne, un perticone stupido semplicemente perché non gli è mai stato chiesto di non esserlo, innocente fino all’ultimo sospiro di una mente troppo semplice per forgiare cattive intenzioni. Un figlio perduto di  Tarantino che vaga in un universo diretto da Zemeckis. Folgorato dall’immagine televisiva di Condoleeza Rice e ricordando gli ideali stantii dello Zio Sam, prende la decisione di partire con l’esercito americano per l’Iraq. Ma il tragitto verso il centro arruolamento lo trascinerà in un viaggio allucinante costellato di omicidi, traffici di droga, terrorismo e cospirazioni, conditi da una deliziosa dose di cinismo becero. Odell futuro soldato, da presunto esportatore di democrazia, diventa invece presunto terrorista islamico, senza mai davvero rendersi colto di quanto gli accade attorno.

L’autore, Torsten Krol, che scrive dall’outback australiano e comunica solo via mail, al punto che non sembra esistere uomo in vita che l’abbia mai visto in volto, ci presenta una storia d’ispirazione salingeriana talmente improbabile da risultare plausibile. L’omaggio alle anatre del giovane Holden arriva chiaro e conciso, suggerendoci che ci sia tanto al di là della prosa semplice e dei continui misunderstanding di cui Odell è protagonista, diventando eroe in una storia che un pò fa ridere e altrettanto spaventa. Una di quei racconti apocalittici che ti spinge a dubitare di ogni tipo di giustizia e istituzione, perché bastano due coincidenze a renderti un pericolo nazionale e a metter su un caso di stato, il tutto mentre tu cerchi semplicemente di cambiare una gomma bucata alla tua auto.

Uno strano miscuglio tra romanzo di formazione e denuncia sociale, che ci apre gli occhi su quanto una serie di piccole coincidenze possano alterare profondamente le sorti di un paese in lotta con se stesso, dove i diritti fondamentali e il rispetto del dissenso e del diverso sono poco più di un optional.

La bravura di Krol nell’usare, per quattrocento e passa pagine, un linguaggio tanto semplice senza mai annoiare è impareggiabile, non meno del riuscire con tale pochezza di parole a descrivere perfettamente la felicità basilare di Odell. Rimanere invischiati nel pensiero di un tale personaggio è una trappola divertente, che ci costringe a notare come ogni istinto viri il pensiero in direzioni così banali da essere innovative, contrastando con la ricchezza della psiche degli eroi letterari a cui siamo ormai abituati.

Tutti conosciamo qualcuno come Odell, imbarazzante nella sua innocente stupidità. E se siete pronti al vedere una tale idiozia diventare veicolo per una satira mordente e davvero poco adatta al politically correct, siete pronti per Callisto.

A cura di Domenico Porcelli