“Cazzimma”.

Tradurre in italiano questa espressione (del dialetto napoletano, lo specifico per i non addetti ai lavori) è davvero una cattiveria perché non ha un equivalente in una sola parola; forse è più una filosofia di vita.

Solitamente è usata per indicare comportamenti “cattivi” ed egoistici. Ma, usato nella sua accezione positiva (per rendere una forte determinazione e, se vogliamo, anche una cattiveria agonistica), mi crea l’assist perfetto per introdurre la protagonista di questa intervista: Rebecca Gargano.

Chi è? Classe ‘96, sciabolatrice della nazionale italiana e studentessa di marketing alla LUISS; napoletana di nascita ma romana acquista, anche se da poco.

Nel suo Palmares un Argento individuale e a squadre agli europei U23 nel 2014, oro a squadre al mondiale di Tashkent nel 2015, bronzo individuale agli europei U23 nel 2017 e oro a squadre all’universiade di Napoli quest’estate.

Allora, perché la scherma?

In realtà, avevo iniziato con il minibasket: questo però non mi permetteva di esprimere al massimo il mio lato competitivo e quindi ho capito di non voler continuare.

I miei genitori poi, su consiglio di amici, mi proposero questo sport. Sicuramente non è stato “amore a prima vista” perché è uno sport molto disciplinato che richiede, soprattutto nei primi anni, molta attenzione alla tecnica, alla stoccata ecc. quindi cose non troppo divertenti per un bambino. Però con il tempo mi sono appassionata sempre di più.

Sempre e solo sciabola?

Di solito, i bambini (soprattutto se molto piccoli) iniziano con il fioretto perché dà maggiore impostazione. Io però ho iniziato subito con la sciabola, sia perché ho iniziato in ritardo rispetto ad altri (avevo 10 anni), sia perché sono stata portata in una scuola specializzata in quest’arma.

Qual è stata la prima gara importante e poi il momento di passaggio da passione a professione?

Forse le prime gare importanti sono state quelle nella categoria U17; in particolare ricordo i campionati italiani U17 in cui ho vinto una medaglia.

Ma il passaggio fondamentale per la mia carriera è stato il mondiale U20 in Uzbekistan nel 2015 dove abbiamo vinto a squadre. E’ stato quello il momento in cui ho capito che era quello che avrei voluto fare, soprattutto perché ho sentito di avere le capacità per farlo!

Universiade: come è stato vincere in casa?

Per le emozioni provate, si avvicina molto al mondiale di Tashkent (mondiale U20 del 2015)!

Sicuramente è stato bellissimo avere il supporto di un pubblico molto caloroso (cosa davvero inusuale per uno sport poco seguito come la scherma); è stata una bella sensazione anche perché vicino (fisicamente) sia alla mia famiglia che ai miei amici.

Ma la cosa più incredibile è stato vincere da sfavorite!

Qual è stata la tua esperienza studio-sport?

Fortunatamente sono riuscita sempre a gestire bene entrambe le cose!

Devo ammettere di avere avuto alcuni professori al liceo che mi hanno consigliato di scegliere tra le due cose; ma sono riuscita a fargli capire che, impegnandosi, esse potevano combaciare.

Poi ho scelto di frequentare economia aziendale alla Federico II di Napoli e, anche lì, sono riuscita a concludere nel migliore dei modi.

Ed ora?

Lo scorso anno ho iniziato il corso di laurea magistrale in marketing alla Luiss, ma non mi sono trasferita. Quest’anno però ho preferito spostarmi a Roma, infatti, sono due mesi che vivo e mi alleno qui.

Oltre gli impegni accademici e sportivi?

Amo viaggiare, forse eccessivamente! Ogni volta che mi trovo in un posto nuovo, anche se solo per le competizioni, mi piace visitarlo.

A questo punto dell’intervista, sarebbe scattata la domanda riguardo alle previsioni per i giochi olimpici di Tokyo della prossima estate; lei si è detta non essere scaramantica, ma di certe cose comunque non si parla!

Rebecca al momento si sta preparando per le prossime tappe di coppa del mondo (la più imminente è quella di Salt Lake City dal 13 al 15 dicembre).

Non ci resta quindi che augurarle in bocca al lupo per le prossime competizioni!

                                                                                         A cura di Melania Carillo