La Riforma della prescrizione continua a dividere: manca la maggioranza di Governo, ma il Movimento 5 Stelle non indietreggia. Ma cos’è la Riforma della prescrizione e come cambiano i termini prescrizionali?

Le modifiche alla vigente disciplina entreranno in vigore il prossimo 1° gennaio 2020 dato che il testo di Bonafede ha ottenuto l’approvazione del precedente Governo giallo-verde. Tuttavia, nonostante manchino solo due mesi, la maggioranza è ancora divisa sulla Riforma della Giustizia: da una parte le modiche al processo civile hanno ottenuto il consenso sperato, dall’altro la riforma della prescrizione continua a raccogliere pareri negativi e il Ministro della Giustizia non è disposto a cedere.

Ma come mai è così contestata? La Riforma della prescrizione prevede l’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. Il documento però continua a suscitare forti dubbi: per alcuni sarebbe l’unico modo per impedire l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo dovuta ai tempi eccessivi della giustizia italiana, per altri verrebbe meno l’unico modo in cui l’ordinamento può difendere gli imputati dalla lunghezza dei processi e delle indagini.

Il testo ha come obiettivo quello di evitare che le lungaggini della Giustizia penale provochino la prescrizione dei reati, lasciando i colpevoli impuniti. Naturalmente sui possibili effetti della riforma possiamo parlare solo in termini probabilistici ed eventuali, anche se le prospettive non sono affatto positive.

Il Partito Democratico e Italia Viva non sono assolutamente intenzionati a sostenere il blocco della prescrizione dopo il primo grado. È incredibile come il Pd e i renziani chiedano la stessa cosa voluta dal loro antagonista, Matteo Salvini: ritornare alla prescrizione che ha salvato diverse volte Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti dal reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e Umberto Bossi e Francesco Belsito nel procedimento sulla truffa per i rimborsi elettorali.

Ciò che risulta più strano è che di fronte a dei principi che dovrebbero riguardare la categoria del buon senso, non si fa altro che cercare di dominare la scena ad ogni costo. Il contrasto tra le due fazioni è dato più dalla volontà di primeggiare nella scelta dell’offerta politica che nel difendere dei contenuti veri e propri con caparbietà. I partiti non fanno altro che inseguire il mondo delle categorie “giustizialista” e “garantista”, cercando a volte di sfuggirle, a volte di rappresentarle. Credo, però, che sia il momento di analizzare i provvedimenti in sé e non attribuirli ad ogni costo ad una visione ideologica e individualistica.

Prendendo in prestito le parole di Luigi Einaudi nelle Lezioni di politica sociale, possiamo provare che «accanto agli uomini, i quali concepiscono la vita come godimento individuale, vi sono altri uomini, fortunatamente i più, i quali, mossi da sentimenti diversi, hanno l’istinto della costruzione.»

A cura di Matteo Testa

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