Oggi la presenza di internet, e in particolare dei social networks, influenza in maniera esponenziale la vita quotidiana di ogni cittadino e il flusso di informazioni all’interno di una comunità. Ciò ha recentemente portato l’Italia, a proporre la questione da un punto di vista normativo e legale. Arriva così, niente meno che tramite tweet, la proposta del deputato Luigi Marattin, di provvedere alla creazione di una legge, la quale prevederebbe la richiesta di inserimento di un documento di identità durante il processo di iscrizione a un social network

Durante un’intervista all’Agi (Agenzia Giornalistica Italiana) il deputato di Italia Viva ha così dichiarato che “Il web poteva – e ancora può – essere una meravigliosa occasione per allargare e rafforzare le nostre democrazie, ma sta finendo invece per manipolarle, distorcerle e deteriorarne la qualità, e prima o poi anche la quantità, se continua così. Per cui è ora di dire: La pacchia è finita”. 

La proposta ha immediatamente dato vita ad un fervente dibattito. Le critiche, quali quella del professore del Politecnico di Torino Stefano Zanero, si basano sul presupposto che già esista un sistema di rintracciamento e individuazione degli utenti tramite indirizzo IP (Internet Protocol) o MAC address (Media Access Control address) e la richiesta dunque risulterebbe in un’inutile invasione della privacy che non porterebbe a nulla di concretamente nuovo.

Ciò sarebbe vero, se non fosse per il fatto che i processi di ottenimento di tale indirizzo IP o MAC address sono di lunga durata e spesso molto complessi, dal momento che, in un mondo ogni giorno più interconnesso e globalizzato, non di rado capita di dover richiedere tali dati ad un paese estero, avendo la maggior parte dei social network sede legale extra europea. La proposta è volta a garantire più sicurezza agli utenti, sia fisico-psicologica nel caso di fenomeni di cyber-bullismo o adescamenti online, sia di informazione, cercando il più possibile di contenere il fenomeno delle fake news.

I social, sono infatti diventati il mezzo preferito da pedofili e stupratori per attrarre le proprie vittime. Al di là di questo, sono inoltre percepiti sempre di più come una barriera che permette di insultare o fare richieste oscene senza conseguenze. Al tempo stesso, come anche dichiarato da Marattin, il Web sta finendo per distorcere, manipolare e deteriorare la qualità della democrazia e dell’informazione. 

Detto ciò, si dovrebbe anche evidenziare il fatto che gli utenti già forniscono la stragrande maggioranza di dati in maniera inconscia. Quanti utenti accettano i termini e le condizioni all’iscrizione ad una qualsiasi piattaforma senza prima prenderne coscienza? Quanti accettano pop-up e cookies senza leggerne il contenuto? Quanti attivano la navigazione in incognito? Quanti si ritrovano su ogni social o pagina visitata pubblicità che incontrano i propri gusti personali o legate ad una precedente ricerca?

L’indignazione rispetto a questa proposta sembra quindi essere superficiale se si pensa al fatto che, quotidianamente, informazioni sensibili sugli utenti vengono scambiate senza la loro reale consapevolezza e interesse. In aggiunta, il deputato di Italia Viva ha assicurato che il diritto all’anonimato non verrà in alcun modo violato, dal momento che, soprannomi, nicknames e quant’altro verranno permessi. I dati sensibili contenuti nel documento di identità, e dunque, la possibilità di rintracciare fisicamente un utente, verrà data esclusivamente ad autorità competenti. Inoltre, come anche ribadito da Luigi Marattin, la proposta verrà seguita da esperti del settore, in modo da riuscire a trovare il connubio perfetto tra il diritto alla privacy e il dovere statale di fornire sicurezza: uno dei più grandi dilemmi all’interno del mondo legale.

Dunque, secondo quanto detto, la legge garantirebbe il rispetto di diritti fondamentali, primo tra tutti il diritto di espressione, fornendo allo stesso tempo uno strumento concreto per intervenire alle autorità, qualora si creassero situazioni spiacevoli.

A cura di Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *