Roma, 16 novembre 2019 – Grazie al progetto perseverato dall’associazione LUISS, ACE, abbiamo avuto l’occasione di approfondire la nostra conoscenza storica e tecnica del complesso della Basilica di San Pietro. Vorremmo perciò ringraziare la guida ufficiale della Fabbrica di San Pietro, Alessia Rutigliano, per la passione ed enfasi che trasmette attraverso i suoi racconti.

Photo credit: Francesca Ferro, ACE

In epoca imperiale romana (I secolo d.C.)  l’area ospitava gli Horti di Agrippina, figlia dell’allora imperatore Agrippa e futura madre del terzo imperatore romano Caligola. Molti degli spazi oggi visibili erano adibiti a eventi completamente differenti dalle funzioni religiose a cui oggi siamo soliti immaginare.

Partiamo dalla pianta dove oggi sorgono e il colonnato del Bernini e la Basilica di San Pietro. Contornato dal verde degli Horti, spiccava imponente il Circo di Caligola – reso noto come Circo di Nerone poi. Circo in realtà mai aperto al pubblico, rimase adibito a funzioni ed esibizioni private. Lo scheletro della massiccia struttura sarà la base per la basilica di Costantino prima e per il progetto della Basilica di San Pietro poi.

Ulterirore elemento di notevole valenza storica quanto simbolica è l’obelisco. Inizialmente simbolo di conquista, venne trasportato per volere di Augusto nel 30 d.C. ad Alessandria d’Egitto; dedicato al padre adottivo dell’imperatore, Giulio Cesare, ne possiamo ancora oggi leggere la dedica attributagli. Nel 37 d.C. però Caligola ordina il trasporto dell’obelisco a Roma, volendolo nel suo Circo; arrivato nella Capitale, fece sostituire il nome di Tiberio con il proprio, tuttoggi visibile.

Arriviamo al periodo rinascimentale; momento di ricostruzione quasi totale della zona, per dar vita al progetto monumentale di cui oggi siamo i testimoni diretti. Siamo agli inizi del XVI secolo, precisamente nel 1506 quando Papa Giulio II delibera la costruzione della Basilica attuale. Tanti sono i nomi a noi noti; tra questi è forse imprescindibile ricordare Bramante, Raffaello,  Michelangelo, e Bernini, tanto per il progetto edile quanto per le arti decorative.

Durante la visita ci sono state raccontate curiosità sulla Basilica di cui precedentemente ignari; giusto all’inizio infatti ci è stata fatta notare la composizione della basilica e dei bracci ad essa collegati.

I bracci sono impostati in modo da condurre, appena entrati sulla piazza, l’occhio al centro della Basilica e, in particolar modo, alla cupola del Bernini. Inoltre, da specificare è la diversa posizione originaria di questi: difatti, nel progetto iniziale sarebbero dovuti essere tre, dei quali il terzo sarebbe andato ad unire i due laterali, chiudendo la piazza all’interno della costruzione.

Altra considerazione molto interessante, riguarda il Bernini: durante la costruzione commise un errore tecnico, il quale risultò in un crollo parziale della facciata della Basilica. Tuttavia, grazie alla propria perseveranza, l’artista riuscì a recuperare tale errore dopo svariati anni di lavoro e riparazioni.

Photo credit: Francesca Ferro, ACE

Entriamo ora nella Basilica. Una volta all’interno, di grande impatto sono gli affreschi presenti nelle navate laterali. Tuttavia, prestando attenzione e non con poca difficoltà, si nota la natura mosaicale delle composizioni. Quelli che noi ignari considerevamo affreschi, sono in realtà mosaici. Come poi infatti spiegato dalla guida, quasi tutti i dipinti che possiamo osservare nella Basilica sono effettivamente mosaici prodotti dai mosaicisti vaticani, artisti dediti allo studio del mosaico vaticano. Solo a pochi è concesso l’onore di poter essere tra coloro incaricati di tale compito, poichè l’arte del mosaico vaticano viene tramandata per generazioni.

Quasi nessuno dei dipinti conservati nella Basilica sono oramai gli originali, questi rimossi e conservati nei Musei Vaticani o in collezioni private per proteggerne la conservazione. Uno dei pochi affreschi ad essere stato conservato è quello che si trova nella cappella sopra la Pietà di Michelangelo. Inoltre la cappella figura anche una croce la quale, se osservata muovendosi da un estremo all’altro, pare spostarsi con chi cammina, a simboleggiare la croce che ci accompagna nel nostro cammino spirituale.

Infine, riguardo la Pietà, un particolare interessante è che Michelangelo ha scolpito Cristo con un incisivo in più, il quale rappresenterebbe il Peccato, vale a dire l’assunzione di tutti i peccati del mondo compiuta da Cristo.

Concludiamo così la nostra esperienza all’interno delle mura della Basilica, nonostante la mole sostanziale di elementi qui non citati, ma che invitiamo tutti voi a vedere con i propri occhi. D’altronde, descrivere nei minimi dettagli può nuocere all’esperienza stendhaliana di ciascuno.

A cura di Lavinia Valzecchi e Susanna Fiorletta

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