Sono trascorsi undici anni dallo scoppio della crisi e otto dall’inizio del mandato di Mario Draghi in veste di presidente della Banca Centrale Europea; due eventi inesorabilmente collegati tra loro da una serie di circostanze che hanno visto caratterizzare duramente le vite (e i risparmi) di milioni di persone.

In questo articolo ripercorreremo le dinamiche storiche ed economiche che hanno inequivocabilmente condizionato l’Europa e gli Stati Uniti; dallo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime ed il conseguente fallimento della Lehman Brothers, fino allo sviluppo delle contromisure adottate dalla BCE al fine di scongiurare l’incubo di un possibile default per tutta l’Eurozona.

Tutto questo sarà possibile grazie a quanto appreso durante la lezione tenuta dal direttore della Luiss School of European Political Economy, il Prof. Marcello Messori, organizzata da LED, svoltasi mercoledì 13 novembre presso la sede LUISS di Viale Romania.

Economia e politica, che la cosa piaccia o meno, sono state da sempre invenzioni essenziali nella nostra quotidianità; regolano i nostri ritmi, le nostre ambizioni ed inequivocabilmente le nostre stesse vite. Come ogni grande invenzione dell’umanità, queste possono essere utilizzate per il bene o per il male. L’energia nucleare ne è un esempio lampante; utilizzata per produrre energia pulita ad alto rendimento prima, trasformata in un’arma di distruzione di massa poi.

Economia e politica non fanno eccezione in questo ragionamento, se mal bilanciate e gestite, posso provocare effetti devastanti; effetti che abbiamo potuto constatare da vicino nel 2007, con lo scoppio della bolla sui mutui subprime relativi alle valutazioni dei beni immobili e l’affiliazione dei junk-bond ad essi connessi.

Da questo preciso momento storico, l’effetto risonanza, partito dagli Stati Uniti, caratterizzato da un dissesto economico-sociale senza precedenti forse ben più grave di quello venutosi a creare nel 1929 con il collasso di Wall Street; è giunto rapidamente fino a quello che, all’epoca come oggi, era un continente che viveva fin dalla sua costituzione di un fragile equilibrio economico, l’Europa.

Con gli equilibri economico-politici sempre più instabili e pronti a cedere da un momento all’altro, con  tassi di inflazione alle stelle ed il livello di disoccupazione in pericoloso e costante aumento, si vedevano necessarie prese di posizioni e misure tecniche estreme e ben ragionate, per poter scongiurare quello che poteva diventare un vero e proprio fallimento globale.

La risposta non tardò ad arrivare, almeno negli Stati Uniti dalla banca centrale, la FED, che prontamente si apprestò a ridurre i tassi di interesse verso un dato percentuale prossimo allo zero, soluzione snobbata almeno per i primi sei anni dalla BCE, che si limitò ad abbassare i tassi del solo 1%. Bisognerà aspettare l’elezione di Mario Draghi, il 31 Ottobre 2011 per assistere al primo vero cambiamento di rotta.

Ricorrendo a strumenti di politica monetaria espansiva, in particolar modo con tre “misure non convenzionali” di tipo economico-finanziario: QE (Quantitative Easing), LTRO (Long-term Refinancing Operation) ed OMT (Outright Monetary Transaction) e tre parole ben assestate  “Whatever it takes”. Finalmente gli stati membri dell’eurozona e la BCE stessa, iniziavano a comprendere che l’affermazione e l’integrità della moneta unica (che per anni aveva nascosto i rischi accumulati da quei paesi i quali, non rispecchiando a pieno gli standard minimi per poter far parte di un così ampio e complesso sistema politico-economico come quello dell’Unione Europea, e che dunque per così a lungo si erano sentiti svincolati dai precedenti obblighi politici ed economici nei confronti dei loro creditori e delle loro stesse inadempienze accumulate nel tempo) stavano pericolosamente venendo meno.

Ad oggi queste misure hanno contribuito a ristabilire, almeno in parte, fiducia e garanzie nei confronti dei creditori e screditare le azioni speculative che minacciosamente circolavano intorno all’euro ed in particolar modo sui PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna) offrendo tempo e qualche solida base con la quale ripartire. Ma tutto questo basterà a dare nuovo slancio verso la ripresa e la ricostituzione di una solida integrità strutturale per l’Euro?

Il dubbio permane, con l’entrata in scena di Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale Europea, la quale è stata chiamata a raccogliere la pesante eredità lasciata da Mario Draghi in un contesto globale certamente diverso, ma non per questo più semplice.

A cura di Antonio Maria De Rosa

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