Ci troviamo nell’Inghilterra alla fine degli anni ‘50. E’ un romanzo particolare: la storia di passione letale e travolgente che lega Stella Raphael, moglie di uno psichiatra dell’ospedale di un sobborgo londinese, e Edgar Stark, un paziente rinchiuso nello stesso ospedale per aver assassinato sua moglie. Una vicenda senza dubbio inquietante, tormentata, ma che, in un modo o nell’altro, grazie alla maestria di McGrath ci avvinghia fino all’ultima pagina, riuscendo a non farci mollare la presa, non lasciandoci nemmeno il tempo di respirare. Fin dalle prima righe, infatti non possiamo fare altro che assistere e diventare pian piano complici di questa storia senza interruzioni.

Follia è la descrizione della situazione distruttiva di quando perdiamo il controllo di noi stessi, di quando non riusciamo più a resistere alle nostre tentazioni, di quando ci lasciamo trascinare in un vortice senza via d’uscita, più potente della nostra ragione. Di sicuro un viaggio profondo nella mente tormentata della protagonista.

Stella, la tipica moglie di un medico di provincia, per quanto possa sembrare una donna tranquilla, amabile verso il proprio figlio, cela in realtà, dentro di sé, desideri nascosti e incontrollabili che la porteranno ad estraniarsi da chi la circonda e  alla rovina. Il romanzo è così l’unione disperata di due elementi esplosivi: amore ed ossessione, che insieme conducono solo alla follia.

È incredibile come la protagonista si sia potuta innamorare, grazie ad uno sguardo e ad un ballo durante la festa tradizionale dell’ospedale, non di una persona qualunque, ma di un paziente. Un ex-scultore paranoico dichiarato colpevole di aver ucciso sua moglie, accecato da una gelosia incontrollabile che lo ha portato a sospettare dei possibili tradimenti di lei. È incredibile anche come Stella riesce a far cambiare la nostra opinione verso Edgar, nascondendo e negando a sé stessa i suoi lati oscuri e violenti, facendone esaltare solo gli aspetti migliori della sua vena artistica, il suo genio creativo, simbolo dell’arte controcorrente che non segue le regole della società. Stella, nel suo insieme, rappresenta il fragile filo che collega il mondo reale con quello artistico, decisamente astratto, la leggera discrepanza che separa ragione e follia, salute e malattia.

Grazie all’occhio analitico dello psichiatra di Edgar, Peter Cleave, la storia diventa così un romanzo psicologico, che ripercorre fin dall’origini le vicende dell’amore proibitivo e istintivo dei due protagonisti: la folle ossessione che porterà gradualmente una famiglia alla completa distruzione, la storia di una donna insoddisfatta e infelice a causa del suo matrimonio e del suo impietoso fallimento.

Grazie alla voce di Peter, il punto di vista della narrazione è originale ma allo stesso tempo neutrale, quasi come volersi distaccare dalla mentalità malata dei personaggi e dalle vicende che la caratterizzano.

Follia, col suo ritmo incalzante e scorrevole, riesce a trascinarci inesorabilmente nei meandri della mente umana, tra i suoi risvolti più oscuri e complessi. Un romanzo che tratta un tema poco convenzionale, quasi borderline, senza mai cadere nella volgarità né nella violenza.  Non possiamo fare altro che rimanere affascinati ed ammaliati dai meccanismi inconsci che ci sono alla base di ogni nostra singola azione, anche la più banale, la più istintiva.

Passione che domina la ragione, senza rimorsi: questo è il contenuto racchiuso nelle pagine ipnotizzanti di questo romanzo. È incredibile come la noia, l’abitudine e l’insoddisfazione verso l’ambiente circostante e la ricerca quindi di nuove esperienze possano condurre la protagonista ad ingannare sé stessa fino a non provare rimpianti per le conseguenze delle proprie azioni. Vedremo come questa fiamma incontrollabile nell’animo di Stella possa evolversi fino a diventare un amore morboso, esasperato e senza via d’uscita.

La storia, però, è anche una lotta verso le convenzioni sociali dell’epoca, dove per una donna altolocata ed inserita nella società borghese era inimmaginabile cadere in basso per seguire il proprio istinto e le proprie passioni. Come un effetto domino, ogni comportamento avrà conseguenze sempre più irrefrenabili e senza soluzioni, facendo smarrire la ragione fino ad eclissare completamente il vecchio ego di Stella Raphael.

Tra psicoanalisi e le mura di un manicomio, Follia (Asylum, titolo originale) è il romanzo più adatto per questo periodo dell’anno, facendo riecheggiare intorno a noi l’atmosfera cupa e torbida tipica dei sobborghi londinesi e della campagna gallese.

Follia, però, non è la semplice storia di una donna romantica, alla ricerca dell’amore mai ricevuto, ma è la tragica storia di tutte le persone alla disperata ricerca della propria soddisfazione, del proprio piacere, incuranti del male e del dolore che potrebbero causare agli altri, senza tener presente che la nostra vita, purtroppo, è soltanto una fragile scultura d’argilla.

A cura di Camilla Marzullo

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