Il fascino archeologico di due antiche città, accomunate da un medesimo destino che ha reso la loro storia indelebile, è il tema della mostra Pompei e Santorini: l’Eternità in un giorno, allestita alle Scuderie del Quirinale a Roma, dall’11 ottobre al 6 gennaio.

Pompei, città in cui tutto sembra essere sospeso al tempo degli antichi romani, racconta la storia di una terribile catastrofe naturale. L’eruzione vulcanica del Vesuvio del 79 d.C. sterminò i cittadini di Pompei, coperti da una pioggia di cenere e lapilli. Nel 1748 la città fu riscoperta, portando alla luce quello che oggi è uno dei siti archeologici più importanti al mondo. La moderna archeologia, infatti, è nata e prospera a Pompei, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi come un immenso “edificio nel ricordo”.

Ne 1967, gli archeologi riscoprirono l’antica città di Akrotiri, nella bella isola greca di Santorini. Anche qui, una spaventosa eruzione della metà del II millennio a.C, aveva distrutto la città di epoca minoica. Solo un decimo del sito è stato oggetto di scavi.

Come a Pompei, anche Akrotiri risorge e gli antichi reperti permettono di riportare alla luce una civiltà assai ricca e complessa. Le due città, accomunate dalla stessa sorte, vengono avvicinate in questa mostra in un inedito confronto attraverso un filo conduttore: quello della catastrofe e della rinascita.

Molti artisti come Joseph Turner, Damien Hirst, Pierre-Henry de Valenciennes, Andy Warhol, Alberto Burri e Giuseppe Penone hanno preso ispirazione da queste città che rivelano, sotto un mantello di cenere, l’istante della fine.

In mostra, oltre ad antichi dipinti, ceramiche, oggetti quotidiani, reperti organici e calchi, saranno esposte diverse opere d’arte moderna e contemporanea in un percorso, quasi parallelo, che rivelerà le suggestioni suscitate da Pompei e Akrotiri.

A cura di Giorgia Verna

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