“Questo è il mio segreto, è semplice, l’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che con il cuore”.

Per descrivere quello che è stato, o se si preferisce, quello che Antoine de Saint-Exupéry ha rappresentato, decido di partire da qui, da quella che probabilmente è a tutti gli effetti, una delle citazioni più riconoscibili, di uno dei libri più letti e tradotti di sempre: Il Piccolo Principe.

Scrittore, aviatore civile prima, e militare poi, nasce a Lione il 29 giugno 1900, vive fino all’adolescenza presso Le Mans, per poi trascorrere gran parte della sua vita tra Francia e Stati Uniti. Scompare nel 1944 in circostanze ancora tutt’oggi poco chiare, durante una ricognizione al largo della Sardegna a Nord del mar Tirreno. Viene idolatrato in Francia come eroe dei cieli e apprezzato e ricordato nel mondo come scrittore.

Fino a qui, il mio lavoro è risultato piuttosto semplice, ma è proprio adesso che arrivano le difficoltà; raccontare, o quanto meno provare a riportare, chi è stato e cosa ha rappresentato questa persona per la Francia, per il mondo, e per me. Ma proprio come diceva lo stesso Antoine, una persona è realmente in grado di comprendere chi è, solo quando è costretta a misurarsi con le asperità delle sue sfide; ora, dal canto mio, ci proverò.

Umberto Eco, non proprio uno qualunque, scriveva di lui: “Non ho mai ben compreso se Exupéry volasse per scrivere o scrivesse per volare”. Quel che è certo è che leggendo anche solo poche pagine di alcune sue opere – quali Il piccolo principe, Terra degli uomini e Citadelle – è facile comprendere come Saint-Exupéry sia stato capace, con la grazia e la delicatezza che tanto caratterizzavano il suo stile, di trattare e meditare riguardo argomenti di grande rilievo e sorprendente attualità, l’inganno delle apparenze e la solitudine.

Sulle apparenze e di come queste condizionino la nostra quotidianità, e in particolar modo, le nostre capacità di giudizio, Exupéry, ci lascia una citazione che da sola, vale forse più di mille parole, “Agli adulti piacciono molto i numeri, quando raccontate loro di un nuovo amico non vi chiedono mai “com’è il suono della sua voce? Quali sono le sue passioni? O se fa per caso collezioni di farfalle… le loro domande sono, quanti anni ha? Da quanti fratelli è composta la sua famiglia? Quanto guadagna suo padre a fine mese? E’ solo allora che credono di aver capito tutto su di lui”.

A 4500 piedi d’altitudine, durante una spedizione verso il Marocco con l’oceano alle spalle e il deserto di fronte, Exupéry, a causa di un guasto al sistema di alimentazione del suo velivolo, si vedrà costretto a una inaspettata e incerta manovra d’atterraggio nel Sahara; quella stessa manovra, quello stesso atterraggio, gli concederanno la piacevole condanna della riflessione, riflessione che si concentrerà in particolar modo su un tema a lui sempre caro, la solitudine.

“Dove sono tutti gli uomini? Riprese poi il piccolo principe. “Si è sempre così soli nel deserto…”

“Fidati di me Piccolo Principe, si è spesso soli anche fra gli uomini” replica il serpente.

Breve e coinciso, in queste poche parole ad emergere non sembrerebbe essere semplice ermetismo, bensì un pretesto, attraverso il quale sviluppare un’analisi schietta e pregnante su quello che, già all’epoca, i rapporti umani si avviavano a rivelarsi nella maggior parte dei casi: un’ unione di solitudine, rumorosi silenzi di anime isolate che si riuniscono mosse unicamente dai soli intenti egoistici: favori economici, politici, militari.

Mi piace pensare che con l’inesorabile svalutazione dei sentimenti e dei reciproci rapporti interpersonali, di una generazione così incerta come quella in cui si ritrovava a vivere o sopravvivere il nostro trasvolatore d’anime, egli sfruttasse il suo lavoro di pilota come escamotage per allontanarsi da quel terreno di apparenze e di effimera sostanza, per allontanarsi da quella terra di frivole priorità d’animo; o quantomeno per poterla osservare dall’alto, attraverso il suo aereo, come prezioso mezzo d’osservazione, che potesse offrirgli ulteriori punti di vista e chiavi di lettura; e che forse, tra quelle nuvole, circondatosi della rumorosa solitudine, egli potesse trovare la sua felicità o la quiete del suo animo – che alla fine fa lo stesso. Non ci è dato sapere se questo ragionamento possa trovare effettivo fondamento o meno, nel frattempo, buon volo Antoine, ovunque tu sia.

A cura di Antonio Maria De Rosa

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