Lunedì 14 ottobre siamo stati invitati a un confronto con due delle figure più attive sulla scena musicale italiana, un frontman e il suo manager che stanno contribuendo a scrivere la storia dell’ indie rock.

La band bergamasca, nata nel 2010 nota come Pinguini Tattici Nucleari, riunisce Riccardo Zanotti (voce e chitarra), Nicola Buttafuoco, Lorenzo Pasini, Simone Pagani, Matteo Locati, Elio Biffi e Marco Ravelli alla produzione. La band rappresenta una delle più variegate realtà della musica contemporanea, nel quale ci siamo addentrati per qualche ora anche noi di LED.

Immediatamente riconoscibili per i testi brillanti, in termini di metrica, riferimenti artistico-sociali, lessico, creatività e capacità di storytelling. Gruppo demenziale? Parzialmente, ma ciò non toglie che siano geniali e sappiano esattamente cosa stanno facendo.

Durante la conferenza Zanotti e Cuppari, manager della band da qualche anno, hanno avuto modo di rispondere alle domande tanto di Claudia Chico, che ha moderato l’incontro, quanto dei presenti, dipingendo un quadro complesso della musica indipendente in italia, raccontando gli esordi del gruppo, passando per la svolta manageriale, fino alle nuove frontiere che la meritata notorietà ha permesso di raggiungere.

Già con Gioventù Brucata i Pinguini erano riusciti a raggiungere il grande pubblico, un successo che supera presto i 17 milioni di streams, a cui segue un tour caratterizzato da sold-out e da un pubblico

incredibilmente partecipativo.  Avendo così conquistato la propria fetta di notorietà nell’underground indie con singoli come Irene e Tetris, il gruppo bergamasco approda su una major, la Sony, che dà loro la possibilità di “entrare nell’hype”.

Eppure le cose non sono sempre andate così bene per i sei ragazzi, che di porte in faccia se ne sono viste sbattere parecchie. “Gli artisti di oggi non sono educati al fallimento, ed è fondamentale esserlo. Spesso questo mestiere il pane quotidiano non lo da, e tutto il castello può crollare da un momento all’altro”, ci dice Riccardo, che ci ricorda quanto sia importante basarsi sul feedback del pubblico e farsi manager di se stessi. “Mantenersi con la musica è difficilissimo, le realtà esterne investono su di te solo se dimostri di riuscire a creare delle economie, e tutti sappiamo quanto sia complesso”.

Certo, il panorama musicale sia cambiato nel corso del tempo, passando dall’esclusività che lo caratterizzava negli anni ’90, in cui se la radio o MTV ti erano negate era impossibile farsi conoscere, alla situazione odierna, in cui grazie alla digitalizzazione è tutto incredibilmente accessibile. Ma difficile è anche farsi notare in mezzo ai numerosi contenuti caricati ogni giorno in rete; possiamo quindi capire quanto complesso sia trovare il proprio spazio in un mondo in continua evoluzione. 

Ed è qui che entra in gioco Cuppari, che fa il suo ingresso a gamba tesa nella storia dei Pinguini solo dopo che questi hanno guadagnato un proprio pubblico, fornendo loro la spinta giusta per sfondare. Gli abbiamo chiesto cosa possa rivelarci del lato manageriale, e del lavoro dietro un fenomeno musicale del genere: “il manager aiuta ad esprimere a pieno il proprio potenziale, coordinando day-by-day tutte le altre realtà del progetto che ora, con l’avvento della digitalità sono parecchio aumentate.”

Parliamo infatti di un team complesso, composto da due diversi uffici stampa, specializzati nel digitale e nello stampato.  Anche i rapporti con l’editore, e con l’etichetta discografica, sono mediati dal manager, così come fondamentali sono il booking o la ricerca di visibilità tramite veicoli non istituzionalizzati – quali collaborazioni con influencers.

Perché allora il ruolo del team passa in sordina rispetto a quello del gruppo “di facciata”? Semplicemente in conseguenza di un retaggio ormai superato, che non tiene conto dell’aspetto fondamentale di coloro che lavorano nell’ombra e che, pur non incidendo sul processo creativo, regola un lato sostanziale della vita dell’artista. Potremmo quasi definire il manager come altro membro della band, in quanto “è possibile creare una strategia a lungo termine solo conoscendo le dinamiche personali dietro i membri stessi di un gruppo”. É quindi necessario condividere tanto col proprio team, tanto sul lato professionale quanto emotivo. “ Il mio ruolo è più complesso di quanto possa sembrare”, continua Zuppari,  “Per l’artista siamo uno specchio, che l’aiuta a vedersi meglio. O come un involucro a protezione dal mondo esterno, o ancora come un megafono, e aiutiamo a comunicare il proprio pensiero al di fuori della realtà che più conoscono.” 

Chiunque abbia sentito più di una canzone dei Pinguini sa quanto difficile sia identificare il genere musicale in cui incorniciarli, ma è Zanotti stesso ad esplicare la necessità di evitare una definizione, limitando la band ad un genere specifico. “Dal punto di vista creativo”, afferma, “è limitante sedimentare su un genere soltanto. È invece importante che un artista non si annoi, rischiando poi di non aver più nulla da comunicare”.

Questo può aiutare non soltanto la creatività, ma anche a rivolgersi ogni volta a un pubblico differente e sempre più vasto e al “musicalmente onnivoro”, come Zanotti si definisce. Il progetto “Pinguini Tattici Nucleari” nasce appunto “dalla volontà di creare un progetto sostenibile che racchiudesse generi disparati, per quanto sia oggettivamente impossibile”. Tale poliedricità deriva probabilmente anche dai punti di riferimento nel cantautorato italiano che hanno contribuito alla formazione della musicalità dei Pinguini, comorendente Dalla, che definiscono “padre spirituale”, o ancora Elio e le Storie Tese, per quanto li differenzi una visione contrapposta della musica. Per Riccardo è fondamentale che più gente possibili canti le sue canzoni, anche stonando, anche senza voce. “L’idea di comunità è tanto più potente di quella di tecnica. Sono sempre stato più un cantante da fal che da Session”.

L’ultimo grande successo per i Pinguini Tattici Nucleari sarà coronato il 29 febbraio al Forum di Assago, in cui terranno un concerto per il quale il sold-out è già assicurato. Crescere a Milano e dintorni assistendo alle esibizioni delle più grandi band nel forum contribuisce a formare l’idea che il Mediolanum sia quasi un punto di arrivo per la propria carriera musicale, ma è Riccardo stesso che ci rivela  quanto solo quando tale possibilità  ci viene è posta davanti ci si rende conto che non è il posto che fa l’artista o la carriera, pur non togliendo che sia un traguardo enorme. 

Infine, sulla scena indipendente italiana sia il cantante che il manager dipingono un quadro simile, descrivendo lo spopolare una sorta di minimalismo creativo, tanto nei suoni quanto nei testi: less is more. Visione non condivisa dai sei bergamaschi che replicano con much is much. È probabilmente anche questo che rende i pinguini più appetibili, per così dire, su diversi livelli generazionali. Il loro segreto? “Tanta tecnica per prima cosa, ormai caratteristica poco comune, e che rende i pezzi apprezzabili anche al pubblico più maturo e musicalmente colto. E ancora è fondamentale sapere a chi ci si rivolge, saper creare microrealtà in cui l’ascoltatore possa immedesimarsi, piccoli dettagli che aiutino a ritrovarsi nel pezzo”.

Cosa dire ancora? i Pinguini Tattici Nucleari sono un un gruppo sorprendente, uniti da un rock irrisorio, da una enorme dose di sarcasmo e una punta di cinismo. Stanno costruendo la propria storia ridendo, senza prendersi troppo sul serio e stemperando la crudezza dei testi con una buona dose di illusione. Quindi, che definizione potremmo dare per i Pinguini? Nessuna, se non ALTA DEFINIZIONE.

A cura di Domenico Porcelli

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