Negli ultimi tempi a creare curiosità tra i social c’è la decisione di Mark Zuckerberg di aggiornare Instagram in modo del tutto singolare: via il numero totale di “mi piace” ed anche la sezione “seguiti” nelle attività per “spiare” cosa fanno coloro che seguiamo.

Tutti ci stiamo chiedendo: perché? I benpensanti credono che dietro ci sia un incremento di valore reputazionale del famosissimo social network poiché senza i “likes” verrebbe meno la volontà da parte degli users di mettersi in mostra ed esaltare, anche in modo fuorviante, la propria immagine creando, così, un mondo fittizio. Focalizzazione sui contenuti e non sui “mi piace”, questa è la versione ufficiale lanciata dagli alti ranghi di Instagram.

Per chi mastica marketing, però, l’imprenditore statunitense non la racconta giusta: dietro infatti potrebbe esserci un piano che, nel lungo termine, vedrebbe il ritorno delle funzioni perdute attraverso una versione premium, quindi a pagamento dell’app. Il fondatore di Facebook ha ormai compreso quali sono le principali attrazioni e gli interessi della stragrande maggioranza degli users ed intende sfruttare la scarsissima propensione delle persone a perdere ciò che già si possiede. Molti studi infatti confermano che per le persone perdere qualcosa è più doloroso di quanto è bello ottenere qualcosa (Kahneman). E’ lo status quo a determinare il grado di soddisfazione più che il valore effettivo del prodotto.

Oltre a questo potrebbero esserci pressioni dalle più grandi aziende che hanno recentemente compreso come i social network siano fonte inesauribile ed estremamente attendibile di dati. Se viene data al cliente la sua privacy, quindi la possibilità di esprimere liberamente il proprio gradimento verso un qualcosa, vengono abbattute alcune barriere che permettono alle imprese di conoscere meglio le esigenze dei clienti e di procedere a segmentazioni più adeguate.

Insomma i vantaggi che portano a questa scelta, sia dal punto di vista reputazionale che di marketing, non mancano. Nonostante a primo impatto e leggendo alcuni commenti possa sembrare una scelta azzardata, ancora una volta abbiamo il dovere di ritenere Mark Zuckerberg tutt’altro che uno sprovveduto.

A cura di Francesco Moscatello

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