Lo scorso fine settimana la piscina Felice Scandone di Napoli ha indossato il suo vestito più lussuoso per ospitare l’innovativa International Swimming League (ISL).

Desiderio? Dare la possibilità agli atleti di confrontarsi più frequentemente. Risultato? Un evento spettacolare, soprattutto per gli spettatori dal vivo.

Si tratta di un progetto tutto nuovo, finanziato dal magnate ucraino Konstantin Grigorishin, che ha riunito la maggior parte dei campioni olimpici e mondiali in una competizione tra 8 squadre, ognuna composta da 24 atleti (12 donne e 12 uomini, anche di nazionalità diversa), che sono:

  • Aqua Centurions, tra cui Federica Pellegrini e Fabio Scozzoli;
  • Energy Standard, trainati da Chal Le Clos e Sarah Sjöström;
  • Cali Condors, con Lily King e Caleb Dressel;
  • DC Tricent, tra cui Katie Ledecky e Cody Miller;
  • London Roar, con Adam Peaty e le sorelle Campbell;
  • NY Breakers, tra cui Pernille Blume e Michael Andrew;
  • LA Current, trainati da Nathan Adrian e Farida Osman;
  • Iron, con Katinka Hosszu e Vladimir Morozov.

Il campionato prevede 6 tappe (3 in Europa – Napoli, Londra e Budapest – e 3 in America – Indianapolis, Dallas e Washington) in ognuna delle quali si sfideranno solo 4 teams che, per ogni gara, schierano 2 atleti.

L’ innovazione dell’evento è la competizione non basata sul riferimento cronometrico: è la posizione dei singoli atleti in ogni specialità a dare un punteggio; il singolo si somma successivamente a tutti quelli ottenuti, fino ad ottenere un punteggio complessivo (di squadra). Al termine delle tappe, le 4 squadre con punteggio più alto, si sfideranno nella finale di Las Vegas.

Come già detto, lo scorso fine settimana c’è stata la tappa di Napoli che ha visto la vittoria degli Energy Standard sui Cali Condors (per pochissimi punti); a seguire i DC Tricent ed infine la squadra ‘di base italiana’ degli Aqua Centurions.

Da appassionata, credo di non aver mai visto (dal vivo) un evento del genere: tifo caloroso (come di consueto a Napoli) che quasi sembrava di essere allo stadio; prestazioni e atleti incredibili; ed infine una struttura con uno stile tutto nuovo (rinnovata in occasione dell’Universiade) ed impreziosita da un super impianto audio e luci.

Mai come in questa occasione, il nuoto è diventato uno sport di squadra, allontanandosi dall’accezione solitaria che l’opinione pubblica solitamente gli associa.

Inoltre, grazie a questo format, credo che il nuoto possa abbandonare l’etichetta di “sport di nicchia”: parliamo di un vero e proprio show che, posso assicurare, avrebbe appassionato chiunque!

A cura di Melania Carrillo

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