Tra gli scranni delle segreterie di partito, ancor prima che tra quelli del Parlamento, aleggia una proposta ambiziosa: la riduzione del limite dell’età legale per esprimere il consenso elettorale, da diciotto a sedici anni.

Tale proposta è avallata sia dai partiti attualmente al governo, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, sia dagli ex-partner dei Grillini, i leghisti di Matteo Salvini. In particolare, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha tenuto a ricordare in più occasioni di essere stato il primo firmatario di una proposta di legge costituzionale in tal senso.

Sicuramente, in un paese come il nostro dove lo scontro politico si dipana su ogni singolo tema, l’insolita convergenza del favore persino di Lega e Partito Democratico rende l’argomento degno di  analisi più approfondita.

Oltre la conciliazione delle istituzioni partitiche nostrane, si aggiungono anche i quadri normativi europei: la Grecia, l’Austria, Malta e l’Ungheria hanno già abbassato il limite d’età per votare.

Il caso più interessante è quello ungherese:  Budapest, infatti, consente il voto ai sedicenni solo se abbiano già mostrato capacità di decisione in ambiti di rilievo nella vita, come il matrimonio.

Com’è vero che la giovane età non sia necessariamente sinonimo di scarsa maturità, è altrettanto vero che, in Italia, non sarebbe così sicura la consapevolezza di questo  potenziale elettorato riguardo il sistema istituzionale interno. Occorrerebbe prima potenziare lo studio del diritto pubblico e della storia costituzionale, per fornire gli strumenti adeguati alla piena comprensione dei meccanismi istituzionali già in età scolastica e cercare di assicurare, per quanto possibile, l’esercizio di scelte ponderate. Il rischio è certamente alto: umoralità, percezione di lontananza e facili condizionamenti potrebbero determinare alterazioni significative delle singole volontà, senza contare la possibile tendenza alla semplificazione generale, spesso esitante in astensionismo o nel voto per le frange più estreme del panorama politico.

Il discorso è ovviamente del tutto ipotetico, così come i vantaggi concreti del provvedimento. Da un lato esiste una fetta di giovani potenziali elettori completamente disinteressata al mondo politico, dall’altro vi è una consistente compagine che preme per poter avere una voce in capitolo nella decisione dei propri governanti anche già prima dell’agognata maggiore età legale.

La prudenza, in ogni caso, dovrebbe essere il sentimento regolatore del dibattito fugando opportunismi o misure populistiche , a mo’ di panem et circenses.

A cura di Lorenzo Giudice

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