Belli i 16 anni. L’età dei primi amori, delle prime uscite, delle grandi amicizie, delle trasgressioni. Insomma, a sedici anni ognuno di noi ha cominciato ad abbandonare il mondo dei bambini per gettarsi prepotentemente nel mondo degli adulti.

Un’età in cui tutto sembra alla portata, dove basta chiudere gli occhi e abbandonarsi all’abbraccio di Morfeo per credere fortemente nella possibilità di trasformare i sogni in realtà. A sedici anni mi bastava così poco per essere un piccolo grande sognatore. Un pizzico di follia, un pizzico di sconsideratezza e tutto era alla portata. 

Parliamoci chiaro, chi può realmente fermare i sogni di un sedicenne? Quale essere spregevole e prepotente può strappare un neo-adulto dal mondo dei sogni? Lo dico io: nessuno.

I sedicenni sono eccitati dalla vita: vogliono conquistare il mondo e lo vogliono fare subito, mettendolo a soqquadro. Girarlo e rigirarlo fin quando tutto non viene messo al suo posto. E sia chiaro: nessuno può fermarli. Basti pensare a una giovane ragazza svedese che si è rotta le palle di non essere ascoltata e così ha deciso di smuovere intere orde di “piccoli” uomini e “piccole” donne, per dare qualche botta intellettuale e di vita a tutti quegli adulti che hanno dimenticano la loro fame di futuro. I sedicenni sono una massa di coglioni, quei coglioni che nel presente vedono il futuro. Quei coglioni che non vogliono essere strappati dal dolce abbraccio di Morfeo e proprio nel sogno intravedono la realtà. Come si può non invidiare questo? Come si può non intravedere il potenziale di una massa di piccoli uomini e piccole donne pronti a lottare per la propria causa e per il proprio futuro? Come può tutto questo essere un male? Non può, appunto.

Ben venga quindi una riforma costituzionale che esalti il loro diritto di parola. Ben venga l’essere coglioni e il credere nei sogni. La parola, il pensiero e la libertà sono i principi basilari della nostra Costituzione ed è giusto che vengano ingeriti prepotentemente anche da coloro che questo mondo lo dovranno guidare e salvare. Abbiamo il dovere di liberare i sogni dei ragazzi. Abbiamo il compito di metterli nelle condizioni di rendere possibile il nostro impossibile. Abbiamo l’onore e l’onere di dargli gli strumenti adatti per far sì che i loro sogni possano essere trasformati da loro stessi in realtà. 

Credere in loro è credere in questo Paese. Questo è probabilmente da coglioni, da grandissimi coglioni. Credere che questo sia possibile forse lo è ancor di più.

A sedici anni, però, io stesso ho imparato che l’essere coglione vuol dire anche urlare. Non importa che sia un urlo “alla Munch” o un urlo di speranza, ma importa che qualcuno cominci per davvero ad ascoltare le parole, i sogni e gli obiettivi di questi ragazzi, perché i loro obiettivi sono i loro bisogni e i loro bisogni sono le nostre speranze.

Beh, come so tutto questo? Perché io ancora non ho dimenticato la bellezza di essere un coglione.

A cura di Alessandro Alaimo

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