Immaginate noi studenti e studentesse universitari di vivere in un Paese dove improvvisamente l’insegnamento viene posto sotto il controllo del governo; dove gli argomenti di studio vengono modificati o addirittura non vengono più trattati, perché considerati immorali o poco adatti; dove non esiste nessuna libertà di espressione né di pensiero. Un Paese dove i libri che non sostengono apertamente il regime vengono messi all’indice dai censori e poco dopo ne viene vietata la vendita.

La maggior parte delle librerie sono quindi costrette a selezionare i libri, soprattutto quelli provenienti dall’estero, o sono costrette addirittura a chiudere. Le donne sono obbligate a portare il velo e possono uscire di casa solo se accompagnate da un uomo. Un mondo dove tutto ciò che incarna l’Occidente viene considerato blasfemo, perché una rivoluzione culturale può essere più pericolosa di una rivoluzione armata. Immaginate la libertà personale di ogni individuo, i diritti sociali e civili delle donne, il clima fervido e internazionale che si respira tutti giorni nelle università completamente spazzati via. Questo purtroppo è il volto crudele dell’Iran degli anni ‘80 che si può conoscere in Leggere Lolita a Teheran.

Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran sono stati teatri di violenze e rappresaglie tremende, la professoressa di letteratura Azar Nafisi decide di opporsi al volere del regime, dimettendosi dal suo incarico accademico per realizzare il suo sogno proibito: invitare sette delle sue migliori studentesse nella sua casa, ogni settimana, per discutere e riflettere insieme su una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente, la letteratura.

Ed è così che veniamo a conoscenza delle sette prescelte: Manna la poetessa, la graziosa e sensibile Mashid, la sfacciata e provocante Azin, la delicata Mitra, Yassi l’allegra del gruppo, Sanaz in bilico tra desiderio di indipendenza e di approvazione e la sfuggente Nassrin.

Proprio come nei romanzi in cui si rifugiano, ogni ragazza è diversa dalle altre: ognuna ha un proprio colore, un proprio carattere, una storia alle spalle e una propria interpretazione dei libri letti.

In particolare, sono quattro gli autori che accompagnano e scandiscono la vita autobiografica della stessa Nafisi e delle sue studentesse durante la rivoluzione. Ed è proprio sfogliando Nabokov, Fitzgerald, James, Austen, che le loro memorie personali, la letteratura e la storia dell’Iran si intrecciano tra loro, creando magnifici parallelismi tra realtà e finzione letteraria.

Il seminario di Azar Nafisi è il forte tentativo di sottrarsi per qualche istante alla tirannia del tempo. Ogni volta, in quel soggiorno, le sette ragazze prescelte riscoprono e riportano in vita i personaggi dei romanzi e poco importa loro di quanto sia repressivo lo Stato.

Per tutto il romanzo non ho fatto altro che immaginare le protagoniste mentre leggono Lolita a Teheran. Ma perché proprio Lolita? Forse perché in un mondo dove vengono vietate anche le azioni più semplici e banali come andare nei café o ascoltare musica, leggere libri “proibiti” diventa un piacere nascosto, un’arte pericolosa. Come la piccola Lolita tentano di fuggire, rifugiandosi in un piccolo spazio di libertà, un’oasi isolata dall’irrazionalità del governo iraniano. La letteratura sembra essere l’unica via di fuga e di emancipazione da una realtà che si fa sempre più soffocante e intollerabile.

La casa della scrittrice, come sotto un incantesimo, sembra proteggere le sette ragazze dalla crudeltà del mondo esterno e dagli arresti. E come Lolita sfruttano ogni occasione per esibire la loro insubordinazione allo Stato: lasciando spuntare una ciocca di capelli dal velo, vestendosi all’occidentale, dipingendosi le unghie, innamorandosi e ascoltando insieme musica proibita.

Non importa quanto la realtà sia dura e ristrettiva, a prescindere dai propri orientamenti ideologici, rimarremmo sempre spinti verso la ricerca della bellezza eterna e senza tempo dei romanzi e della cultura.

Il libro è un inno alla letteratura che diventa eroismo, libertà, possibilità di discussione: la più grande forma di protesta in un mondo fatto di contraddizioni e di oppressione, dove per una donna non è facile sognare. La letteratura permette così di dare forma ed espressione ai propri sogni, pensieri e desideri e, soprattutto per le donne, essere libere delle proprie scelte.

La drammaticità di questo romanzo è un’esperienza sensoriale in un mondo lontano dal nostro. Lasciandoci coinvolgere dai notevoli parallelismi letterari e dalle lezioni della stessa Azar Nafisi verremo coinvolti nel mezzo degli avvenimenti della sua amata terra. Alla fine, ognuno di noi finirà con l’identificarsi con una delle allieve che non hanno mai smesso di lottare per rivendicare la propria libertà. E se anche voi come me, servendovi della fantasia dei romanzi affermate la vostra identità, potreste prendere parte al seminario segreto di Azar Nafisi e immergervi così nella sua atmosfera.

A cura di Camilla Marzullo

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