5 dicembre 1954, Roma – mentre lo stivale è avvolto dal freddo di fine autunno, nella capitale si respira un fervente calore. La città ospita l’amichevole che vede l’Italia affrontare l’Argentina. Gli azzurri sono reduci da un deludente mondiale in Svizzera, e sono in cerca di una svolta. Per simboleggiare questa voglia di ripresa e per distinguere la propria divisa da quella classica argentina a strisce biancazzurre, l’Italia scende in campo con un’innovativa maglia verde. Non un colore qualunque, che va a indicare una rinascita attraverso i giovani. La Nazionale, difatti, è caratterizzata da un’età media di 26 anni. Risultato? Prima Frignani e poi Galli siglano il 2-0 finale, mandando in visibilio un gremito Stadio Olimpico.

12 ottobre 2019, Roma – partita di qualificazione valida per EURO 2020, con una vittoria la Nazionale guidata da Roberto Mancini è matematicamente prima nel girone. L’ostacolo si chiama Grecia, una squadra che sta vivendo un momento complicato, dimostrato dalla scarsa rendita nelle qualificazioni e il rifiuto dei principali giocatori a prendere parte alla selezione. Lo sponsor tecnico Puma decide, per l’occasione, di lanciare una terza maglia, intitolata Rinascimento. Colore? Verde.

Proprio come 65 anni fa, gli azzurri diventano verdi. La cornice è la stessa: stadio Olimpico di Roma. Più di 53 mila spettatori ad accogliere la nazionale per spingerla alla settima vittoria su sette nelle qualificazioni ma, soprattutto, ad ottenere il pass per gli Europei con tre giornate di anticipo. Mancini non sottovaluta l’impegno e schiera i migliori a sua disposizione. 4-3-3 con Donnarumma tra i pali, centrali Bonucci e Acerbi, ancora preferito a Romagnoli, terzini D’Ambrosio e Spinazzola. Centrocampo di talento con Jorginho a schermare, affiancato da Verratti e Barella. Terminali offensivi Insigne e Chiesa a supporto di Ciro Immobile.

La partita inizia, come da pronostico, con la Grecia molto chiusa e compatta, e l’Italia costretta a impostare. La fatica a trovare varchi si evince dall’assai ridotto numero di occasioni create dalla compagine di casa. Ad avere la chance migliore del primo tempo è infatti la Grecia, con un’insidiosa conclusione di Koulouris, attaccante del Tolosa, scuola Paok, a cui Donnarumma risponde presente con un grande intervento a mano aperta.

Nel secondo tempo i ritmi si alzano, e, dopo una prima grande opportunità che vede Immobile protagonista con una poderosa incornata sventata da un eccellente gesto atletico del portiere Paschalakis, gli azzurri sbloccano finalmente il match. A seguito di una bella azione corale, uno scambio in aerea tra i due ex compagni ai tempi del Pescara, Verratti e Insigne, porta alla conclusione quest’ultimo.

La palla sembra indirizzata in fondo alla rete ma viene deviata con un braccio da Bouchalakis: calcio di rigore. Sul dischetto si presenta lo specialista del Chelsea Jorginho. Solito rituale: rincorsa, saltello, palla da una parte e portiere dall’altra. 1-0 al 63’ di gioco. Da lì in poi l’Italia scarica la tensione, la Grecia inizia a perdere fiato, e il palleggio risulta più fluido.

Al 78’ Bernardeschi riceve accentrandosi da destra e scarica un fendente mancino che, a seguito di una lieve deviazione dell’appena entrato Giannoulis, non lascia scampo a Paschalakis. 2-0 e partita in ghiaccio.

Al triplice fischio lo stadio esplode con un boato che sa tanto di liberazione, perché l’Italia c’è, andrà agli Europei, e i tifosi sono già nel giusto clima per accoglierli quando esordiranno proprio lì, all’Olimpico, il 12 Giugno 2020.

Stesso risultato del ’54, da parte di una nazionale che, proprio come allora, presenta un’età media di 26 anni. La linea verde, la rinascita attraverso la gioventù. Chissà se, dopo una delle più grandi delusioni della storia della FIGC, l’Italia sia pronta a tornare ai vertici del calcio internazionale.

Quel che è certo è che il progetto è stato fin qui perseguito con decisione, attraverso un rinnovamento radicale. Se sarà vincente sarà il tempo, e soprattutto il campo a dirlo.

A cura di Andrea Granata

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