Da mesi ormai Hong Kong è a soqquadro. Da giugno, infatti, la città è teatro di proteste e manifestazioni, generate da una controversa proposta di legge sull’estradizione che avrebbe permesso di processare nella Cina continentale gli accusati di crimini quali l’omicidio e lo stupro; letta come possibile arma nelle mani di Pechino per perseguire gli oppositori politici con accuse ad hoc tali da giustificare l’estradizione, i cittadini di Hong Kong si sono sollevati.

La maggior parte delle proteste sono pacifiche, benché non siano mancati violenti scontri con la polizia. Il Parlamento è stato assaltato e l’aeroporto, tra i più grandi scali asiatici, è rimasto chiuso per giorni, dopo un’occupazione dalla forte valenza simbolica, caratterizzata anche dalla stampa di manifesti da lasciare ai viaggiatori. Di contro, i milionari della città e gli imprenditori, quelli che non simpatizzano per la protesta, chiedono ordine.

Colonia britannica dal termine della Guerra dell’Oppio, la sovranità di Hong Kong è stata trasferita dal Regno Unito alla Repubblica Popolare Cinese nel luglio ‘97, godendo, per questo, di una relativa autonomia rispetto agli altri territori della Cina continentale, racchiusa nella sintetica frase «un Paese, due sistemi». Il sistema giuridico di Hong Kong, infatti, rispecchia il modello britannico, e pone un forte accento sul principio della trasparenza e del giusto processo; sono tutelati diritti, fra gli altri, la libertà di stampa, la libertà di parola e il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Quella che è iniziata come una critica contro l’estradizione si è trasformata, in breve tempo, in qualcosa di molto più grande, la richiesta di maggiori tutele democratiche.

In un manifesto programmatico, stilato in cinque punti, la città chiede il ritiro definitivo del disegno di legge sull’estradizione, le dimissioni della chief-executive Carrie Lam, un’inchiesta indipendente sulla brutalità espressa dalla polizia durante le proteste, il rilascio dei manifestanti arrestati ed infine maggiori libertà democratiche, tra le quali il suffragio universale. I manifestanti, organizzati attraverso una rete online, hanno ottenuto recentemente una prima vittoria: Carrie Lam ha annunciato il ritiro della legge sull’estradizione. A tale risultato, commentato dal fronte democratico con un perentorio «troppo poco, troppo tardi», si è aggiunta l’apertura di un’inchiesta sulla brutalità e sulle violenze della polizia durante le proteste, affidata a un organo di vigilanza che i manifestanti non reputano indipendenti. Intanto, in una registrazione “rubata” durante un incontro a porte chiuse tra la Lam e uomini d’affari della città, la chief-executive confessa, ammettendo di fatto la propria impotenza politica, «se potessi, mi dimetterei». L’amnistia e il rilascio delle migliaia di manifestanti arrestati durante le proteste sono stati al momento negati, e la concessione del suffragio universale è stato definito dalla Lam come «il fine ultimo» da discutere in una diversa atmosfera e secondo le procedure legali previste.

Le proteste a Hong Kong, intanto, continuano da ormai più di diciassette settimane. Con l’entrata in vigore di «leggi speciali», conosciute come decreto anti-maschere, volte a dissuadere le frange più pacifiste dal partecipare alle proteste, con un’escalation di violenza sempre più crescente e l’utilizzo di armi da fuoco da parte della polizia, ciò che manca all’antidoto contro le istanze di libertà sono, purtroppo, la legge marziale e il coinvolgimento diretto delle forze armate cinesi. Hong Kong contro Cina, illiberalità contro desiderio di democrazia, tra gli ingenti danni economici e la necessità di un popolo di vedersi riconosciuti quelli che, in Occidente, sono ritenuti diritti e libertà inalienabili per il cittadino e, quindi, l’individuo; una guerra di logoramento. Se la storia è un ciclo che, mutati i contesti e i soggetti, si ripete simile, se non uguale, al passato, si può solo sperare che Victoria Park, sede di molte delle proteste odierne, non si trasformi in una nuova, più triste, Piazza Tienanmen.

A cura di Anastasia Laurelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *