Domenica 7 Luglio si è disputata, nello stadio Parc OL di Lione, la finale del Mondiale di calcio femminile che ha visto trionfare per la quarta volta su otto edizioni la nazionale americana. Le giocatrici USA sono riuscite ad imporre il loro calcio battendo, con il risultato di 2-0, la nazionale olandese.

Quest’ultima edizione è stata contrassegnata da un grande aumento nel numero di spettatori che hanno seguito le partite sia allo stadio sia in tv, sintomo di un fenomeno sportivo che va sempre più affermandosi tra l’opinione pubblica e nei cuori di milioni di tifosi.

Infatti, per fin troppo tempo, il calcio femminile è stato messo in disparte ed oscurato dal ben più celebre e remunerativo calcio maschile ma sembra che le cose stiano letteralmente cambiando soprattutto in alcune nazioni. Tra queste spiccano, senza ombra di dubbio, gli Stati Uniti dove è diventato un fenomeno unico nel suo genere. Questo perché si è formato da solo, ha vinto molto, si è battuto per il riconoscimento dei suoi diritti e continua ad essere un modello per l’emancipazione femminile nello sport.

Secondo l’ultimo resoconto finanziario presentato dalla U.S. Soccer, negli ultimi tre anni, la nazionale femminile ha generato più entrate di quella maschile, complice anche la mancata qualificazione all’ultimo campionato del mondo. Dal 2016 al 2018 le attività femminili hanno generato 50,8 milioni di dollari, provenienti principalmente dai ricavi delle partite, contro i 49,9 milioni generati dalla nazionale maschile.

Anche in Italia le cose sembrano cambiare e questa volta per il verso giusto. A proposito di ciò, anche se l’eliminazione con l’Olanda fa ancora male, sicuramente questo mondiale è stato un ottimo palcoscenico per far avvicinare milioni di tifosi di entrambi i sessi a questo nuovo mondo. Infatti, basti pensare che erano venti anni che la nazionale femminile italiana non si qualificava.

Nel nostro paese crescono piccole calciatrici ultra motivate e le scuole calcio dei quartieri delle principali città italiane registrano il pieno d’iscrizioni. Un esempio è rappresentato dalla “Roma calcio femminile” dove l’allenatrice Valentina Casaroli ha affermato: “Nel 2013 avevo solo cinque iscritte e oggi sono più di centrotrenta. […] sono tutte motivatissime e molto più ricettive dei maschietti perché le donne per conquistare il campo da calcio hanno dovuto prima vincere la loro partita a casa. Infatti, i genitori sono spesso dubbiosi e le accompagnano sperando si tratti solo di un capriccio ma difficilmente le ragazze appendono gli scarpini al chiodo”.

Ora il prossimo passo da compiere in Italia è sicuramente il professionismo. “Le ragazze si meritano il professionismo – ha detto la c.t della nazionale Milena Bertolini – devono essere messe nella condizione di avere le stesse opportunità delle loro colleghe all’estero. Questa è la vera differenza che si è vista entrando nelle prime otto o sedici del pianeta”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Figc Gravina affermando: “io sono per il professionismo ma prima dobbiamo capire bene che impatto ha avuto nel sistema sportivo questo mondiale e quello che può avere nel futuro”.

In fondo, basterebbe ricordarsi che il calcio, come lo sport in generale, non ha sesso, non ha razza e non nasce per dividere ma per unire. La passione, il cuore e la grinta non differiscono tra uomini e donne che, assieme, possono segnare il loro goal più bello.

A cura di Giuseppe Quadraroli

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