Rombo assordante, velocità da capogiro, elevate sensazioni di guida e consumi folli: sono alcune delle caratteristiche con le quali si è sempre facilmente stati in grado di identificare e classificare il concetto di auto di lusso o di supercar. Vetture dotate di potenti motori, meccaniche di elevatissimo pregio ingegneristico e meccanico e, in certi casi , persino aerospaziale. Un concetto che, a causa delle recenti normative Europee e Mondiali (Trattato di Parigi) riguardanti l’ inquinamento ambientale, le emissioni di monossido di carbonio e le limitazioni d’utilizzo dei carburanti di derivazione fossile, dovrà presto rivedere le sue caratteristiche…ma in meglio o in peggio?

Il più grande dilemma che le principali case automobilistiche si vedono in modo sempre più inesorabile a dover fronteggiare è identificare la modalità attraverso la quale poter continuare la messa in produzione di vetture d’alta fascia; ovvero tutte quelle vetture che da sole consentono ai maggiori brand del settore di mettere in pareggio i bilanci aziendali rispettando al contempo le sempre più restringenti direttive in fatto di limitazioni di inquinamento prodotto.

La soluzione che già da tempo alcune case automobilistiche, tra le quali: Mercedes, BMW, Toyota e di recente anche Porsche e Ferrari hanno provveduto a mettere in pratica, è stata quella di affiancare all’unità termica delle proprie vetture (ovvero tutta quella componentistica capace di generare combustione attraverso la sola reazione chimica generata dalla combustione aria-benzina(o Diesel) e quindi inquinamento) un sistema elettrico-cinetico capace di bilanciare la ripartizione di energia necessaria al veicolo per proseguire la sua marcia in modo totalmente elettrico e quindi pulito. Si è entrati in questo modo nell’era della propulsione ibrida secondo la quale le vetture sono dotate di una ‘’ power unit ’’ ripartita a metà tra motore termico ed elettrico; prosegue così la tradizione del motore a combustione interna, ma con consumi ed emissioni limitati grazie al sistema elettrico.

Soluzione alternativa, utilizzata da aziende note, come Tesla e Rimac, è consistita nel giocare d’anticipo rispetto agli altri, mettendo in atto una strategia aziendale aggressiva che ha visto l’abbandono totale dell’unità termica e il concentrare così tutti gli sforzi di ricerca e sviluppo della propulsione di tipo elettrica e di avanzati sistemi di recupero cinetico-energetico.

Ma è proprio qui che si è accesso il dibattito tra gli appassionati e gli addetti ai lavori del settore automotive: se da una parte un’ auto caratterizzata da solo motore termico o quantomeno ibrido consente di poter godere di tutte quelle sensazioni tanto care ai puristi della guida (sound prodotto del motore e dagli scarichi, cambio manuale ed una sensazione generale di maggior feeling con la vettura), dall’altra in una vettura caratterizzata dalla sola spinta elettrica, gli elementi come quelli precedentemente elencati vengono a mancare per il semplice fatto che questo determinato genere di propulsione non emette combustione e di conseguenza non produce gli effetti da esso derivati.

C’è inoltre da considerare la questione dei tempi e delle autonomie,poiché se è vero che un auto totalmente elettrica è in grado di sprigionare in modo istantaneo tutto il potenziale e tutta la coppia disponibile, ad impatto zero, è altrettanto giusto ricordare che le stime indicano che per effettuare un rifornimento totale in un’auto elettrica in media si impiegano dai quaranta ai cinquanta minuti con un autonomia che varia dai 300km ai 400km(forse ancora troppo poco rispetto all’ordine dei 700-800 di un termico) . Tempi considerevoli in una società che fa del proprio tempo un bene sempre più imprescindibile. Non serve infatti essere in possesso di  particolari doti da stratega aziendale o maghi con la sfera di cristallo per comprendere che, con il passare del tempo e in particolar modo con l’aumento delle normative ambientali ed energetiche sempre più limitanti e le risorse combustibili sempre più carenti, la soluzione ibrida se non quella ‘’full-electric’’ si stia rivelando essere la soluzione ideale o quantomeno quella che permette ai principali produttori del settore di poter continuare nella loro attività produttiva.

Ma la domanda sorge spontanea: fino a che punto la clientela sarà disposta a pagare cifre sempre più esorbitanti per acquistare prodotti che vanno a mancare di tutti quegli elementi che tanto hanno caratterizzato lo storico e forse anche romantico concetto di supercar? Il mercato dal canto suo ha da sempre saputo essere giudice veritiero. Non resta che aspettare.

A cura di Antonio M. De Rosa

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