Questa volta abbiamo intervistato Luca Scotti, studente al terzo anno di PPE, che ha trascorso il primo semestre in erasmus a Sciences Po Paris.  

Cosa importeresti dal sistema universitario francese?

Bisogna prima precisare che il sistema universitario di Sciences Po è differente da quello francese. Di Sciences Po vorrei importare principalmente l’organizzazione del piano di studi e il sistema di valutazione. Qui a Sciences Po ha la possibilità per ogni semestre di seguire corsi a scelta, mentre in Italia questa opzione è limitata soltanto all’ultimo semestre. I corsi a scelta permettono di approfondire argomenti più specifici su un certo tema oppure di, semplicemente, di studiare materie differenti, che permettono di analizzare le stesse materie da nuovi punti di vista. Per quanto riguarda il sistema di valutazione, ho apprezzato il fatto che in qui a Sciences Po la valutazione di un corso non si basa solo sull’esito di un esame, ma anche su papers, presentazioni, simulazioni… Non viene, dunque, solo premiato l’apprendimento di una materia, ma anche la capacità di saper mettere in pratica attivamente ciò che è stato spiegato dal professore. Gli studenti sono più stimolati intellettualmente e sono incoraggiati ad esporre un proprio punto di vista ragionato.

Cosa esporteresti di quello italiano?

Del sistema italiano, invece, esporterei la lunghezza del periodo degli esami (qui gli esami scritti si concentrano in circa una settimana, con solo un appello) e la possibilità di poter sostenere un esame in più appelli.

Nell’immaginario comune l’Erasmus è sinonimo di feste e notti brave. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?

Se volete partire all’estero aspettandovi di vivere l’Erasmus come è nell’immaginario collettivo, purtroppo Sciences Po, da questo punto di vista, vi potrebbe deludere. Infatti, dato che gran parte della valutazione dipende dal lavoro che fai nel corso del semestre, si lascia poco tempo alle notti brave. Inoltre, i francesi sono restii ad aprirsi verso gli studenti stranieri (fortunatamente non è stato il caso mio, dato che avevo già delle conoscenze a Sciences Po) e di solito le amicizie si stringono con altri internazionali. Comunque, per rincuorarvi un po’, l’associazione di studenti di Sciences Po organizza ogni giovedì delle serate nei diversi locali della Ville Lumière e, dunque, assicuratevi, nel caso veniste qua, di non avere corsi il venerdì mattina alle 8.

La tua Parigi è più baudelairiana o sartriana?

La mia Parigi l’ho vissuta, onestamente, più baudelairianamente, ma forse per inclinazioni personali. Tuttavia, Sciences Po, stando a cavallo tra il 6° e il 7° arrondissements, è nel mezzo dei luoghi vissuti dagli intellettuali francesi nel secondo dopoguerra. Per esempio, Sciences Po è vicina al Café de Floeurs, dove Sartre ogni giorno si recava. L’ho dunque vissuta baudelarianamente nel mezzo del quartiere sartriano.

Nota dolente: cibo italiano o francese?

Cibo italiano, senza alcun dubbio. Però, non nascondo che, in Italia, mi mancheranno i formaggi e i dolci francesi, che sono di un altro livello rispetto ai nostri.

Un saluto dalla Francia a LED

Cari lettori di LED, un saluto da Parigi, con l’augurio che voi abbiate le nostre medesime opportunità.

Ludovica Roncolini