¡Me duele España!

Così Unamuno esterna le sue preoccupazioni verso la sua patria, o viceversa il suo malessere identificato con la sua terra.

L’irrequietezza e la turbolenza della Spagna sono tipiche del periodo ricordato come fin de siglo, la fine del secolo. Difficile posizionare il Paese nel periodo che va dal 1898 agli anni ’30 del nuovo secolo. E così anche Unamuno risulta lunatico, puntiglioso e irrequieto nelle sue esternazioni.

Con il neologismo nivola, Unamuno marca il brusco distacco tra romanzo tradizionale – che aveva segnato quasi l’intero Ottocento – e la nuova epoca.

Se per tutto il secolo precedente lo scrittore scrutava con occhi di bambino il mondo a se circostante – da ricordare è infatti il movimento letterario Realismo – ora la sua ricerca è introspettiva.

Con una sintassi volutamente semplice, creata a pennello per spogliare il mondo esterno di insipidi dettagli, l’autore scopre i momenti più intimi della persona.

Il vento sta cambiando e ci trasporta verso una lettura più dinamica, spostandoci dal reale alla finzione seguendo un filo che oltrepassa ogni barriera letteraria. Con il termine meta-letteratura infatti si spiega la voluta confusione, simbolo di un conflitto profondo e inspiegabile dell’essere.

Un romanzo da prendere in considerazione a riguardo è Niebla (1914). Con il titolo – nuvola – si descrive uno scenario indefinito, grigio – colore non a caso creato dagli opposti: bianco e nero, realtà e finzione. Il suo protagonista, Augusto Pérez, risulta un uomo incapace di prendere in mano la sua vita. Preferisce vivere nella sua immaginazione invece di attuare concretamente, si lascia trasportare passivamente da ciò che lo circonda invece di scegliere il suo percorso. Attraverso i tanti monologhi presentati nel romanzo, viene descritta la sua inadeguatezza del vivere in un mondo che sta cambiando.

Il conflitto trova sfogo in un grido silente nel breve romanzo San Manuel Bueno, Martire (1931). Qui si percorre intensamente la vita del parroco dell’immaginaria cittadina di Valverde, simbolo dell’umanità intera. È da sottolineare il paragone con il popolo spagnolo del suo tempo, anche questo in una disperata necessità di una guida, politica ma in particolar modo spirituale, in grado di ricompattare un Paese in fibrillazione.

Interessante qui è l’equilibrio precario della piccola comunità, sorretta dagli sforzi di Don Manuel, che soffre silenziosamente la sua progressiva perdita della fede – l’unico elemento che però mantiene il suo popolo in vita. Il protagonista e la sua città si trovano quindi in costante equilibrio tra fede e dubbio, tra verità o vita, tra una tragica realtà o una felicità illusoria.

Questi i temi che attanagliano Unamuno, secondo il quale felicità e verità non possono coesistere.

Sta a noi decidere, ma è proprio la scelta che segna la rassegnazione a una realidad trágica.

A cura di Susanna Fiorletta

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