Le opere di Friedrich Nietzsche hanno influenzato profondamente il pensiero filosofico e politico del Novecento. Nei suoi scritti si legge una critica nei confronti del passato e una forte speranza verso il futuro che si concretizzerà con la nascita di un “uomo nuovo”, capace di affermarsi sulla scena mondiale accettando il proprio destino, con le tragicità ad esso connesse, senza bisogno di alcun tipo di certezza. Questo è l’Übermensch.

Oggi vi parlerò di un tema tra i meno noti di quelli trattati da Nietzsche: l’amore.

Friedrich Nietzsche ha una concezione melodrammatica dell’amore. Non ritiene sia un sentimento puro, non è un bene, non è quella forza che fa muovere il mondo e non è neanche ciò che augura che ogni uomo trovi nel corso della sua esistenza. La sua è una visione disillusa, quasi cruda.

Egli scrisse nel 1881 in Aurora: “L’amore […] è un fingere e un assimilarsi, un continuo ingannare e recitare”. Infatti, l’amante tenterà di identificarsi sempre di più con l’amato sino a diventare uguale a lui, rinunciando a se stesso per poi recitare costantemente nella “commedia di una eguaglianza che in verità non esiste”, fino a divenirne prigioniero.

Quindi, l’amore è finzione.

Per Nietzsche questo sentimento, che da numerosi pensatori è elevato a sublime, è invece un “sapiente inganno” poiché è fra tutte le emozioni quella più egoista. Infatti, vi è il costante desiderio di possedere l’altro.

L’amore è possesso.

Inoltre, l’amore eterno non esiste.

Infatti, Nietzsche scrisse: “Chi promette a qualcuno amore eterno promette qualcosa che non è in suo potere”, questo perché i sentimenti sono involontari e non si può sapere fino a quando un individuo proverà un determinato trasporto. Quindi, “si promette, dunque, la durata della parvenza dell’amore quando senza accecarsi da soli si giura a qualcuno amore eterno”.

L’amore è bugia.

Anche lo stesso affetto che si prova per il prossimo, per il filosofo, è solo una costante ricerca di un amore per se stessi. Egli affermò in Cosi parlò Zarathustra, “voi invitate un testimonio quando volete dir bene di voi; e quando l’avete indotto a pensare bene di voi, voi stessi pensate bene di voi”. In questo passo lo stesso autore inviterà il lettore a non amare il prossimo perché cadrebbe nella tentazione di amare solo la concezione che l’altro ha di sé. Egli invita gli uomini ad amare coloro che sono più lontani, poiché solo questa è l’unica vera forma di amore. Pertanto, merita di essere manifestata: “Fratelli miei, non vi consiglio l’amore del prossimo: amate quelli che son da voi più lontani”.

Quanto sopra esposto è una visione letterale, che enfatizza lo scetticismo radicato dell’autore.

A mio avviso esiste un ‘eppure’.

Infatti, negli scritti di Nietzsche si trova questo sentimento, lo si trova tra le righe, silente e nascosto. Basti pensare alla teoria del Superuomo dove l’autore spera che nasca un uomo capace di far capire agli altri la necessità di trasformarsi per riconciliarsi con la vita senza bisogno di alcun tipo di sicurezza. Questa necessità, questa volontà, è mossa proprio da un amore – celato ed a tratti violento – verso gli uomini.

Nietzsche scrive “Io amo tutti coloro che sono gocce pesanti che cadono a una a una dalla nera nube che sovrasta l’uomo: essi annunciano che sta per venire il fulmine […] quel fulmine si chiama Superuomo”.

L’autore ha dato alla luce un pensiero così articolato e controverso che è incline a prestarsi a numerose interpretazioni. Non è un caso che per molti studiosi la sua filosofia è considerata uno spartiacque. Molti dei suoi successori, infatti, verranno influenzati dai suoi scritti.

Per tale motivo mi sento di poter affermare che ho percepito dalle sue parole, in determinati suoi testi, questo sentimento così forte e puro.

Basta leggere una tra le sue più famose citazioni:

Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari.

Secondo voi cosa ci rende rari o profondi? Io credo che la risposta sia proprio l’amore. Poiché esso, è quel sentimento che ci spinge ad essere rari, ci incita ad essere profondi e ci rende grandi.

Intendo l’amore nella sua accezione più ampia, quella passione incondizionata, priva di limiti e di giudizi. Poiché non esiste un amore buono o un amore cattivo, non esiste un amore giusto o sbagliato. L’amore è, altrimenti non sarebbe amore. Infatti, tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male.

A cura di Bianca Cosentini

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