1. Ciao Chiara! Vorremmo parlare con te riguardo il tuo periodo universitario svolto a Tilburg, in Olanda, per il progetto Erasmus. Prima di cominciare, soddisfatta della tua esperienza o felice di tornare?

    Sono in generale soddisfatta dell’esperienza svolta all’estero, trovo che sia stata motivo di crescita non solo culturale, ma anche personale. Imparare a vivere con 17 persone, stabilizzare un proprio equilibrio a tanti chilometri da casa, in un paese nuovo, e comunicare in inglese quotidianamente mi ha rafforzato molto come persona e ha accresciuto la mia autostima. Sembra un luogo comune, ma è stato effettivamente così per me.
    Ciononostante, ad oggi sono anche felice di ritornare. L’Italia manca, come del resto Roma, gli affetti, le amicizie. Dopo 4 mesi spesi fuori sento il bisogno di rientrare in quella che per me è casa.

  2. Perché hai scelto proprio Tilburg? In cosa è specializzata l’università?

    Tilburg non è stata la mia prima scelta nella compilazione del bando Erasmus. Diciamo pure che questa possibilità è stata una bella sorpresa anche per me: pensavo che sarei finita altrove, non qui.

Ho deciso di inserirla fra le mie scelte innanzitutto perché volevo fare un’esperienza di qualche mese all’interno dell’Europa, in modo da praticare l’inglese in una nazione che non fosse così distante dall’Italia (sia geograficamente, che culturalmente). In secondo luogo l’Università di Tilburg è molto valida per il dipartimento di economia e mi attirava fortemente la possibilità di studiare qualcosa di più specializzato su quel ramo, anche per prendere in considerazione altri aspetti per le mie eventuali scelte future.
Circa la specializzazione di questa università, penso che il modo migliore per capirla sia leggere il suo motto: “understanding society”. L’Università, dunque, prepara i giovani per dare loro gli strumenti per capire la società di oggi. Un’analisi societaria che viene svolta in modo particolare dal punto di vista economico, legale e psicologico. Questi, infatti, sono i tre dipartimenti in cui personalmente credo che l’Università sia maggiormente specializzata : economia, legge e psicologia. A conferma di ciò, tutti i ragazzi che ho conosciuto stanno studiando all’interno di queste tre facoltà.

  • Puoi descriverci l’ambiente universitario e non che hai trovato al tuo arrivo?

    L’ambiente universitario all’interno dell’Università è in generale stimolante e competitivo e i professori sono tutto sommato disponibili e comprensivi. Tuttavia non è stato facile fare amicizia durante le lezioni; ho avuto molta più facilità a legare con i ragazzi che hanno convissuto con me al Verbs, lo studentato dove ho abitato durante questo periodo in Olanda.
    All’inizio, frequentare tutte le lezioni in inglese e dover comunicare in inglese con professori e gli altri studenti è stato un grande scoglio, che col passare dei mesi si è smussato gradualmente.

  • In che modo questa esperienza ti ha aiutato, o pensi ti aiuterà, per gli studi futuri?

    Questa esperienza mi ha aiutata nel capire quello che io vorrò realmente fare in futuro. Sono riuscita a chiarirmi le idee sia grazie ad alcune lezioni che ho frequentato, sia grazie alle persone che ho incontrato. Ogni parere che ho sentito, ogni suggerimento che mi è stato dato è stato un mattoncino fondamentale per la costruzione di un’idea più chiara.

Senz’altro il miglioramento nella lingua inglese mi sarà d’aiuto per il prossimo futuro.

  • Cosa ti è più mancato dell’Italia una volta arrivata in Olanda? Quali sono le differenze più evidenti tra le due nazioni?

Sarò sincera: la cosa che più mi ha spaventata il giorno che sono arrivata in Olanda è stata la disposizione dei bagni comuni. Abbiamo avuto due bagni per 17 persone, in tutti questi mesi. Inizialmente la situazione si presentava come una grande sfida, ma ad oggi posso dire che è solo questione di abitudine, come in tutto del resto.

Altro tasto dolente è il cibo. La cucina italiana all’estero manca dopo diversi mesi, mancano i ristoranti, mancano i pranzi della domenica. Sono una persona che quando va all’estero tende a sperimentare ed apprezzare le tradizioni culinarie altrui; credo anche però che un certo punto però si abbia bisogno di tornare ai piatti d’origine, quelli dell’infanzia.
Circa la cultura olandese e italiana, ritengo che siano abbastanza differenti su certi aspetti .
In primis sulla cucina, in secondo luogo sul rispetto per l’ambiente: qua le città sono davvero pulite, le persone vanno tutte in bicicletta e non c’è quell’aria pesante che si sente a Roma.

Inoltre qua parlano tutti inglese: gli anziani, i giovani e le persone di tutte le classi sociali. Si può comunicare con tutti, pur non sapendo la lingua locale e penso che per uno straniero in Italia non sarebbe la stessa cosa.

Ultimo elemento che vorrei riportare sono i diversi approcci nelle relazioni: gli olandesi spesso sono molto schietti, dicono le cose in faccia per come stanno. Noi magari a volte cerchiamo altri modi per comunicare, probabilmente meno diretti. Questo ovviamente non vale per tutti, non si può fare di tutta l’erba un fascio.

  • Pensi di intraprendere ancora un’esperienza all’estero? E se sì, di che tipo?

    Penso di sì, ma ancora non ho le idee ben chiare.
  • Grazie mille delle risposte Chiara! Un’ultima cosa, puoi salutare LED in olandese?

    Non ne sono sicura, ma penso che per salutare vada bene “dag”, dove la “g” è molto aspirata (simile a una “h” per intenderci)!

Intervista a cura di Damiano Tomassetti

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