Un titolo provocatorio che certamente non nuoce al nostro bisogno di essere rappresentati da persone capaci, professionalmente preparate e adatte al mestiere del politico. I social ci hanno abituati, specialmente dopo l’acquisizione da parte di Mark Zuckerberg nel 2012 di Instagram a una nuova visione di dominio pubblico. Facebook ha già fatto la sua parte nell’intento di rendere più influenzabili le nostre vite da slogan culturali, opinioni mascherate e perlopiù non attendibili.

Instagram ha amplificato l’immagine come concetto estetico e rifinito del bello in formato digitale, credendo nel valore del singolo media che esprime un dato comunicativo. Un elemento sociale da dover mostrare con precisione e senza scrupoli, seguendo dei dettami ben precisi col fine di risultare idoneo per le masse. Tuttavia se l’estetica ricettiva raggiunge la qualità desiderata, anche in senso elevato, il contenuto in sé invece perde di significato. Metaforicamente trattando, una torta ben decorata dal gusto orribile.

Un caso abbastanza eclatante da poter rappresentare pienamente questa figura retorica è quello di Fabrizio Corona e del suo “movimento politico”. Perché oggettivamente di questo si parla. Un’intervista ben montata da Massimo Giletti dove Corona presenta in aggiunta il suo nuovo libro “Non mi avete fatto niente”. La sua autobiografia, le sue idee, il suo credo, tutto condensato in quelle pagine di presunta rivalsa sociale, come sottolinea l’ex condannato e giornalista di gossip.

Non mancano le critiche nei confronti del Ministro degli Interni e spronato da una demagogia senza eguali, recita: “Se fossi incensurato, prenderei 100 volte i voti di Salvini”. Adalet, il brand, il nuovo giornale, i suoi seguaci con felpe di colore rosso e nero. Un quadro grottesco in uniforme da setta capeggiata da un ex galeotto. Non solo, spinge la sua retorica sempre durante l’intervista con Giletti verso un moralismo disarmante, dicendo: “Guardate Salvini, 12 post al giorno, 50 Stories, ci scrive una frase e poi il contenuto non c’è”.

Divertente porre l’attenzione sui contenuti, quando si possiede una notorietà tale da poter influenzare la nuova generazione con la moda. Il figlio Carlos, Nina Moric, i soldi, la macchina, la ribellione. Il profilo Instagram del figlio attivo e gestito direttamente dal “gossip man” per sponsorizzare i prodotti e per controllare un traffico di pubblicità incessante. Perciò vien da chiedersi se è giusto distinguere in politica “l’imprenditoria Corona”  dal lavoro del politico, dalla responsabilità, dalla meritocrazia.

Un teatro dell’assurdo quanto la visione di Beckett che si erge statuaria, senza polemica avversa. Ed è proprio il silenzio autorevole di risposta che fa preoccupare, perché chi tace acconsente e tutto ciò col passare del tempo potrebbe diventare una normalità e quindi non risultare più una spettacolarizzazione di megalomania.

A cura di Alessandro Conte

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