“La vita è una condanna a morte. E proprio perché siamo condannati a morte bisogna attraversarla bene, riempirla senza sprecare un passo, senza addormentarci nemmeno un secondo, senza temer di sbagliare, di romperci, noi che siamo uomini, né angeli, né bestie ma uomini.”

Coraggio, desiderio, infinita curiosità, passione, abilità: tutto questo e molto altro è stata e sempre sarà l’Oriana, la donna del ‘68, la donna della generazione nata all’ombra della bomba atomica e della rivoluzione giovanile, una combattente temeraria e fiera. Nessuno, credo, potrà darci mai una visione del mondo più nitida e raccapricciante di quella descritta dalla Fallaci la quale, esperta conoscitrice dell’umanità e coraggiosa avventuriera, con un po’ d’inchiostro descriveva la realtà in tutti i suoi perché. fallaci 2La verità della scrittrice ha sconvolto non pochi lettori e ancora continua a farlo attraverso i capolavori che ancora oggi sono oggetto di lettura ovunque nel mondo. Nasceva a Firenze l’Oriana nel 1929 e quella terra di poeti e sognatori sarebbe sempre rimasta nel suo cuore. La carriera giornalistica portò la Fallaci nella fervente America degli anni 50-60 e fu proprio lì che ella vide, per la prima volta, una prospettiva differente quasi speranzosa…ecco, sembrava che da lì, da quel posto, l’umanità potesse ricominciare a coltivare la libertà e la felicità. Ma non c’era più grande illusione: l’uomo si era illuso che la felicità coincidesse col benessere e vedeva nient’altro che “grandi fantasie” nei grattacieli di New York.

La conferma dell’atrocità e fragilità dell’essere umano arrivò con le guerre. Arrivò con la guerra del Vietnam, la più grande vergogna del mondo, la più insensata delle guerre. Fu l’Oriana ad andare al fronte, la prima donna inviata come giornalista in quel luoghi infuocati. Fu lei sola, osservatrice attenta e disincantata, a portare alla luce la verità su quel conflitto. Perché rallegrarsi di un chirurgo capace di salvare vite se la classe dirigente, con falsi patriottismi incitava migliaia di giovani al conflitto con armi ben più pesanti del proprio peso ma fallacisicuramente non di più della propria giovane vita? Nulla aveva senso, nulla. Oriana viaggiò molto per comprendere le dinamiche della vita e del mondo, per darsi risposte ad interrogativi profondi, per porre fine ad uno standard di vita incurante delle cose umane del mondo. Questa donna avrebbe potuto restare al sicuro da tutto, semplicemente, col silenzio, ma decise di rischiare tutto per la potenza della verità, una verità che lei dichiarava al mondo con un po’ di carta e un inchiostro rovente perché “vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Oriana Fallaci rappresenta un esempio di una vita degna d’essere vissuta, una vita ricca di esperienze e orientata verso l’altro essere umano. L’Oriana non era soltanto una giornalista, ma LA giornalista. L’Oriana è un’ideologia reale e umana che prende forma.

“Rifiuto di rinunciare a me stesso e rassegnarmi. Un uomo rassegnato è un uomo morto prima di morire, ed io non voglio essere morto prima di morire. Non voglio morire da morto! Voglio morire da vivo!”

A cura di Adriana Petruzzi

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