Oggi abbiamo con noi due ragazze di Scienze Politiche, in questo momento studentesse in una delle capitali più fredde del mondo: Mosca! Abbiamo chiesto ad entrambe di esprimerci le loro sensazioni sulla loro esperienza fino ad oggi, vediamo cosa hanno da dirci.

 

Ciao a tutti! Mi chiamo Alice Polzoni, studio Scienze Politiche in inglese e vengo da Pistoia. Non è la prima volta che mi trovo all’estero per studiare, il mio primo viaggio fuori casa da sola è stato in una famiglia ospitante a Vancouver, per un mese. Tuttavia, l’esperienza più importante l’ho fatta in 4° superiore con l’anno all’estero negli USA a Syracuse NY, sempre ospitata da una famiglia. Ed oggi mi trovo a vivere l’ennesimo viaggio lontano da casa della mia vita!

 

Здравствуйте! Mi chiamo Diletta Sarzi Amadè, sono di Reggio Emilia e mi sono trasferita a Roma due anni fa per studiare Scienze Politiche alla LUISS. Questo semestre partecipo allo scambio bilaterale all’HSE di Mosca. Non è la prima volta che sono una “fuorisede” e sicuramente essere già abituata a vivere da sola mi ha aiutato dal lato pratico, ma devo dire che essere fuorisede a Mosca è molto diverso dall’esserlo a Roma! 

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  • L’inverno si sta avvicinando, come stai vivendo il famigerato clima russo? 

 

Per me è stato meno freddo del previsto, addirittura i russi sostengono che l’autunno di quest’anno sia stato molto clemente, considerando che fino a novembre non ci sono state grandi nevicate. Tuttavia, la temperatura inizia ad essere molto più rigida – tra gli 0° e i -6° – e devo dire che inizio a capire la propensione dei russi per l’alcool, perché “a meno venti gradi ciò che ti riscalda davvero è la vodka”. 

 

L’inverno per me è già arrivato ad inizio ottobre e a fine novembre ha iniziato a nevicare. La neve rende Mosca molto più bella: il grigio di ottobre è stato sostituito da un’atmosfera magica! Il freddo si combatte con tanti maglioni, zuppe russe, cioccolate calde e i “blini” – delle specie di crepes – al miele. Per fortuna la metro di Mosca è efficiente e non è necessario camminare al freddo, è dotata di stazioni molto belle artisticamente parlando e per di più caldissime.

 

 

  • Da quello che hai vissuto fino ad ora e che potresti raccontarci, qual è un punto di partenza per vivere al meglio l’Erasmus?

 

Essere flessibili è fondamentale: quando lasciamo l’Italia dobbiamo capire che, anche se molti di noi sostengano che il nostro Paese sia il posto migliore del mondo, dobbiamo imparare ad adattarci e ad apprezzare il diverso. Se ti trovi in un posto nuovo, secondo me, è importante cercare di vivere il luogo il più possibile come lo vivono coloro che ci sono nati. Interagire con la cultura differente e rendersi conto di quanto si possa apprendere dagli altri.

 

Prendere tutto con molta tranquillità. Appena arrivata mi sono scontrata con la famigerata burocrazia russa e la disorganizzazione dell’università: quasi tutti i corsi che dovevo fare sembravano non essere più disponibili, tessere per qualsiasi cosa, moduli da compilare, registrazioni obbligatorie al dormitorio (e in qualunque posto ci si fermi per più di tre giorni) e non ultimo, il visto da rinnovare con una procedura non delle più semplici. Ho trovato il dormitorio abbastanza brutto, letteralmente sovietico! Nessuno parla inglese, ma solo russo e alla velocità della luce. Ma tutto si risolve, anche i più intricati – e spesso insensati – problemi burocratici, al dormitorio ci si abitua ed è inutile farsi venire l’ansia. 

 

 

  • Ti trovi in un paese con una grande percentuale di italiani, come siamo visti? Ci sono stereotipi forti, magari anche pregiudizi nei tuoi confronti?

 

Ci sono alcuni stereotipi è vero, ma nessuno di questi è esageratamente negativo. In generale i russi adorano gli italiani e molti di loro, specialmente tra i giovani e gli anziani, studiano o hanno studiato italiano. Ho riscontrato che in generale si nota una grande differenza generazionale tra le persone che hanno vissuto nell’ex Unione Sovietica e quelli che invece sono nati più recentemente, per cui spesso le persone più anziane tendono ad avere atteggiamenti diffidenti verso gli stranieri. Mi è capitato più volte che mentre parlavo in inglese con degli amici, siamo stati rimproverati da dei passanti perché, essendo in Russia, dovremmo esprimerci  in russo. Però non fraintendetemi, in generale i russi sono persone molto socievoli e la maggior parte di loro lo diventa ancora di più dopo uno shot di vodka!

 

L’Italia è molto amata dai russi, è capitato spesso che ci fermassero nei negozi o nei caffè, sentendoci parlare in italiano, per dirci quanto amino il nostro paese e la nostra lingua! In uno Шоколадница – lo Starbucks russo – abbiamo conosciuto una signora che studiava italiano e che si è offerta di aiutarci con i compiti di russo in cambio di un po’ di conversazione in italiano: era contentissima di parlare con noi!

La situazione è un po’ diversa con gli altri studenti internazionali, che hanno non pochi pregiudizi nei confronti del nostro paese, visto come l’anello debole e corrotto dell’Unione Europea, dove si pensa solo alla dolce vita, si studia poco e si lavora ancora meno… Cosa dobbiamo sentire!!

 

 

  • Rimanendo sul nostro Paese, cosa porteresti con te dall’Italia nel nuovo paese in cui vivi e, invece, cosa porteresti dalla Russia in Italia?

 

Parlando di cibo, porterei con me sicuramenti i formaggi. Qui hanno difficoltà oggettive nel produrli e di conseguenza sono abbastanza costosi – e nemmeno poi così buoni. Invece dalla Russia porterei definitivamente la smietana, ovvero una sorta di panna acida che in Italia difficilmente si trova e si può abbinare a tutto. Un altro pregio russo che mi mancherà tantissimo è il sistema della metro di Mosca: efficiente e ben esteso, ti porta veramente ovunque.

 

In Russia porterei un bel po’ di parmigiano reggiano che qua non si trova causa embargo. Da emiliana è una grande sofferenza! Porterei anche un po’ di allegria e solarità italiana, i russi sono molto seri e piuttosto chiusi. Al contrario, in Italia porterei il sentimento di rispetto per la propria nazione che hanno i russi e che agli italiani purtroppo spesso manca.

 

 

  • Parliamo ora un po’ dei tuoi studi: cosa hai trovato nell’Università di HSE University of Mosca che la nostra università non ha?

 

Personalmente non mi aggrada tantissimo il metodo di insegnamento in questa università. Un vantaggio, invece, è che le classi sono più ristrette, di solito tra i 15 e i 30 studenti, un numero più adatto per le discussioni in classe. Un altro aspetto positivo sono le classi di lingua con molte ore settimanali che permettono di entrare più a fondo nella lingua.

 

Qui c’è un rapporto molto più diretto con i professori e un metodo di insegnamento basato più sul dibattito che sulle lezioni frontali. Ho riscontrato però in diversi corsi che dando priorità alla discussione tra studenti, vengano fornite poche basi, che invece alla Luiss sono molto più solide. Una cosa davvero utile sono gli intensi corsi di lingua: 8 ore di russo alla settimana, che permettono di riuscire a capire finalmente le babushke del dormitorio!

 

  • Ad oggi, hai visitato altre città, fatto dei viaggi, visitato luoghi in particolare? Se dovessi consigliarci mete per una gita, dove ci faresti andare?

 

Sicuramente consiglierei di prendere un treno notturno, tipicamente russo. Per il resto, sono stata a San Pietroburgo e al Nikola Lenivets Parc, un parco artistico non lontano da Mosca. Tutti e due i viaggi mi sono piaciuti molto: San Pietroburgo è meravigliosa e va assolutamente visitata almeno una volta nella vita. Il Nikola Lenivets Park è un’esperienza molto suggestiva: è un parco che si trova in campagna, in cui questo artista russo ha costruito delle installazioni in legno nel mezzo del bosco circostante. Come meta successiva, sto pianificando di andare al Bajkal Lake, altamente raccomandatomi.

 

Per ora sono stata a San Pietroburgo – con il treno notturno che è un’esperienza tipica da fare qui – e ho girato un po’ intorno a Mosca: alcune città dell’Anello d’Oro e un parco artistico a sud di Mosca immerso nella campagna profonda. Nikola Levinets si trova a poche ore da Mosca ma è un viaggio nella vera Russia, nella campagna dove si usano ancora le vecchie Lada e le dacienon, ovvero delle ville di contadini. Dopo mesi tra le luci della capitale, apre gli occhi sulla realtà di buona parte del paese. Il paesaggio e le opere del parco sono davvero affascinanti, ma è soprattutto per il tramonto sul lago che il viaggio acquista un significato unico. 

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Come ultima cosa, ti chiedo di fare un saluto a LED in russo!

 

До свидания ЛЕД,

До свидания, друзья!

 

 

 

 

 

A cura di Alessandro Reali 

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