11247498_10206969500738838_1401288952528273447_n-300x300 (1)Un altro Natale è passato, il mio con la solita malinconia che le vacanze natalizie, ma più in generale tutto l’inverno, si porta appresso e, come l’umidità, ti si appiccica addosso. Sarà forse per questo che in questo periodo ci si abbuffa di dolci, cioccolata e torroni? Non saprei rispondervi. L’unica cosa che so è che il Natale, in genere, mi fa riflettere molto sul peso dell’assenza, della mancanza delle persone vicine. Quest’anno ne ho risentito maggiormente. Per questo, quasi come un meccanismo inconscio, sono andata a rifugiarmi nei ricordi del passato, dove sono stata bene. A dir la verità non è una cosa così usuale per me, così abituata a proiettarmi nel futuro. Ho riflettuto molto sul motivo per cui quando qualcosa cambia nella nostra vita abbiamo istintivamente paura del cambiamento, vorremmo solo tornare indietro e non riusciamo più a vedere quel futuro così luminoso che prima ci prospettavamo. Tra tutte le feste natalizie, una sola fa da eccezione: il primo dell’anno. Capodanno è il traghettatore tra il vecchio e il nuovo. Nell’attimo in cui stiamo innalzando i calici facciamo un resoconto rapido dell’anno che è stato, ma allo scoccare della mezzanotte gli occhi brillano per l’anno venturo, per quello che ci regalerà. Forse proveremo nostalgia, forse sollievo, ma per quanto qualcuno possa solo voler solo dimenticare questo 2018, esso sarà sempre parte di noi. Auguro a me per prima, ma estendo il mio invito a tutti, di vivere il 2019 all’insegna del cambiamento senza paura, dovunque ci porta: chissà che non ci regali una sorpresa, trasportandoci in un posto ancora più bello di dove siamo stati.

 

A cura di Maria Chiara Rocchetti

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