Alzino la mano quanti di noi, soprattutto durante la sessione, hanno sognato di poter ripetere tutto il libro da studiare per l’esame con una sola lettura grazie a una pillola. In “Limitless” non solo sarebbe possibile, ma usare l’NZT-48 solamente per questo scopo sarebbe uno spreco. C’è chi, come il protagonista Eddie Morra, ha cambiato completamente vita grazie ad essa.

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Era uno scrittore fallito, che aveva perso l’ispirazione, con pochi soldi e nemmeno nella vita privata era tutto rose e fiori: un matrimonio fallito ed era stato appena lasciato dalla sua ragazza. Quasi casualmente si era imbattuto in questa pasticca che gli stravolse la vita dall’oggi al domani, facendolo diventare ricco, rendendolo libero dal blocco dello scrittore, addirittura facendolo entrare nel mondo della finanza. Anche sul piano sentimentale cominciò ad avere successo e tornò con la sua ex ragazza. Questa sarebbe una storia come tante, di un uomo capace di risalire la china dopo aver toccato il fondo, se non fosse per i problemi che comporta questa pasticca, non solo per via dei suoi effetti collaterali, ma anche per le vicende legate ad essa. L’aspetto che più di tutti mi ha colpito di questo film è il sottolineare come la pasticca possa diventare una droga e, dunque, un pericolo. Immedesimandomi nel protagonista, mi sono resa conto che anche io rimarrei assuefatta da una pasticca simile. Ogni piccola imperfezione della mia vita diverrebbe un motivo per ingerire la droga e il suo effetto mi aiuterebbe nella risoluzione di problemi. D’altra parte, però, si perderebbe l’umanità degli uomini, che risiede proprio nel fallimento, nella fragilità. Assumendo la pillola, diventeremmo nientemeno che robot in carne ed ossa. Sicuramente più intelligenti della media, particolarmente ispirati e pieni di successo, ma saremmo davvero liberi? La risposta univoca è no. A primo impatto si direbbe che è l’NZT, quindi della droga, a renderci schiavi, ma, in realtà, essa è solamente lo strumento per diventare “esseri perfetti”, eliminando tutte le perfettibilità dell’uomo. Semmai, la schiavitù deriva da una società, e quindi da parte degli individui che la compongono, che non è in grado di accettare i propri limiti, i propri difetti e per accomodarsi ad essa è necessario perdere le nostre pochezze, quelle che ci rendono diversi gli uni dagli altri e quindi esseri speciali. Sebbene l’uomo è sempre stato affascinato dal superare i propri limiti fin dall’antichità, non è detto che questo sia sempre un bene per l’umanità. Anzi, il rischio di finire come il protagonista del mito di Icaro è altissimo.

ICARO

A cura di Maria Chiara Rocchetti

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