Il 29 novembre è uscito nelle sale italiane il tanto atteso Bohemian Rhapsody, biopic musicale che racconta la storia dei Queen: Freddie, Roger, Brian e Dickie.

Ad interpretare Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara, è l’attore statunitense Rami Malek, già noto per il ruolo di Elliot Alderson nella serie televisiva “Mr. Robot”, che gli è valso un Emmy e due nomination ai Golden Globes.

Nei panni di Roger Taylor, batterista della band, c’è invece Ben Hardy, attore inglese già diretto dal regista Bryan Singer in “X-Men – Apocalypse”.

Secondo il sito di entertainment “Collider” ci sono volute ben tre voci, inclusa quella di Rami Malek, per ricreare quella del solista dei Queen, e probabilmente quello che colpisce più di tutto in questo film è proprio il lavoro di squadra. Nei Queen ogni membro è un protagonista. Ognuno ha una propria visione, un carattere forte, le divergenze non mancano, eppure il gruppo rimane unito e riaccoglie Freddie dopo che quest’ultimo lascia il gruppo per incidere due album da solista [anche se in realtà la band non si è mai sciolta, ndr].

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Unitosi al gruppo degli Smile dopo l’abbandono del precedente cantante, Freddie  e le sue abilità canore non passano inosservate: è lui stesso a spiegare alla band che, essendo nato con quattro incisivi in più, la sua estensione vocale è superiore alla norma.

Dopo essere stati notati mentre registrano una demo, Freddie, Brian, Roger e Dickie firmano un contratto con l’etichetta discografica “EMI”, una delle quattro major britanniche dell’epoca, e sono rapidamente catapultati in un vortice di tour, fan, party e droghe.

Contemporaneamente, Freddie inizia ad esplorare la propria sessualità e, dopo la fine della storia con Mary, a cui aveva chiesto di sposarlo, per il solista dei Queen inizia quella che sarà una lunga serie di amanti, dal manager Paul Prenter che, dopo essere stato allontanato, rivelerà alla stampa i particolari della vita sessuale del cantante, fino a Jim Hutton che, dopo aver conosciuto ad una festa, Freddie ritroverà anni dopo, e con cui rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.

Riassumere vent’anni di carriera in poco più di due ore non è sicuramente impresa facile ma, nonostante gli inevitabili tagli, il film riesce tuttavia ad offrire un convincente quadro d’insieme, o almeno ad aprire una finestra sulla straordinaria storia di una delle band più grandi di sempre.

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A cura di Erica Maida

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